Queste considerazioni vanno per la maggioranza contro l’opinione diffusa.

Che poi è l’opinione di parte dei giornalisti che fanno da opinion leaders e anche quella di parecchi addetti ai lavori. Tra questi anche Antonio Conte e Rafa Benitez. Sono considerazioni che mettono a confronto Andrea Ranocchia e Davide Astori, due candidati per un posto a Brasile 2014, ben considerati anche da Prandelli (che, appunto, in valore assoluto preferisce anch’egli il primo). E sono considerazioni che, più oggettive possibile, mettono Astori davanti a Ranocchia, quasi a smentire le tesi dei tanti di cui sopra.

Innanzitutto Astori dalla sua ha una costanza di rendimento e una quantità di gettoni in provincia decisamente superiori. In una squadra che viene definita “collaudata” come il Cagliari, ma che in realtà spesso vive alla giornata e totalmente succube dei capricci presidenziali. Una situazione certamente non ideale: e Astori tre partite di fila non le ha mai sbagliate. Forse Ranocchia è più bello a vedersi, più statuario, ma la sua gavetta è terminata troppo presto per colpa di Moratti che non lo volle lasciare un anno al Genoa, dove sarebbe certamente cresciuto ancora.
L’idea fu infatti quella di emulare il percorso di Bonucci, dimenticando che con la Juve di Del Neri l’attuale alfiere di Conte ha preso le “legnate” utili per crescere. Poi è chiaro che se arriva l’allenatore giusto al momento giusto, tanto di guadagnato. Mazzarri avrebbe dovuto esserlo per Ranocchia, e invece a oggi è un calciatore senza prospettive in nerazzurro, scaricato e anche con poco nerbo di riscossa.
Secondariamente, ma fino a un certo punto, c’è il trascorso nei rispettivi settori giovanili: Astori si guadagnò il Milan nella piccola Ponte San Pietro, fece due ottimi anni di Primavera senza mai ricevere un elogio: calciatore pratico, tatticamente già attentissimo, mai una stravaganza. E mai nulla di regalato. Ranocchia cresce invece nel Perugia da “signorino”, pesca il jolly Ventura a Bari e sembra un predestinato. Le cose invece serve conquistarsele nel calcio (non i soldi, quelli ormai ci sono già) e per farlo serve la dimostrazione del campo.

Benintesi, Ranocchia resta un campione in potenza, Juve e Borussia Dortmund ci scommetterebbero ancora, ma la fotografia di oggi è quella di un Astori più calciatore. Fatto e finito. Mentalmente forte, anche fisicamente meno refrattario allo scontro con gli attaccanti, addirittura nel complesso meno falloso.

Pronto al grande salto che oggi può significare accettare la corte della Roma e di quel Sabatini che in genere pesca a meraviglia tra i giovani sudamericani e razzola peggio su giocatori più “navigati”. Astori è una dolce via di mezzo, una garanzia, oltretutto mancino come Ranocchia. Curioso sarà vedere la scelta per la quale opterà Prandelli, certi che la prossima stagione li vedremo entrambi al banco di prova su palcoscenici diversi da quelli attuali.

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