Alberto Aquilani è stato un calciatore su cui tutti i grandi addetti ai lavori italiani avrebbero scommesso a occhi chiusi

Quando era un Under 21, a fare la spola tra la Primavera e la prima squadra della Roma, Alberto Aquilani era il meglio in circolazione. Centrocampista duttile, un po’ regista, un po’ trequartista, un po’ Giuseppe Giannini, un po’ Francesco Totti. Dominante ed elegante. Al punto da far perdere la testa a Luciano Moggi che provò a intavolare la trattativa con la famiglia Sensi. Era scontato: sarebbe diventato un numero uno.
Roma è Roma però, un ambiente particolare. Nel quale devi esaltarti. Soprattutto se sei romano. Vieni celebrato ma anche impallinato. Finì con la seconda opzione dopo gli anni di scudetti sfiorati sotto la gestione di Luciano Spalletti. Complice qualche infortunio di troppo. Uscì dalle grazie della piazza ancora giovane, 24 anni, per provare Liverpool e trovare un contratto da tantissime sterline: a puntare su di lui fu Rafa Benitez negli anni d’oro. Non uno qualunque. Ma Aquilani deluse, diventò fragile come un grissino, presto rivolle l’Italia. Lo chiamò la Juventus, poi il Milan, ma nessuno lo riscattò. Ci pensò poi la Fiorentina che investì quasi a occhi chiusi. Lui sentì la fiducia, diminuì le pretese e tornò a far vedere barlumi del campionissimo che tutti credevano fosse. Riconquistò la Nazionale, a tratti anche da protagonista, poi ancora una volta gradualmente Aquilani ritorna nell’anonimato rispetto agli altissimi livelli immaginati.
Adesso è adesso. Ad Aquilani non resta che una strada. E il ragazzo lo sa bene. Una strada che è la strada della rivincita. Magari della consacrazione tardiva. Ha di nuovo bisogno di quell’ambiente, di riprovarci lì. Con la Fiorentina andrà in scadenza 2015 e fin che non ci saranno segnali di rinnovo il fatto di puntare a un ritorno in giallorosso è fattore primario. La casa madre prima di tutto. Ricominciare da dove si era lasciato. A zero euro di cartellino lo stesso Sabatini non disdegna l’idea. Per un finale che avrebbe un senso. In attesa di capire se Aquilani sarà un giorno il Grande Aquilani oppure per sempre un Odoacre Chierico qualunque.
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