Tre anni fa esatti la svolta: Allegri perde in casa alla guida del Milan contro una viola (Amauri decisivo) che non ha niente da chiedere. Inizia ufficialmente l’era Conte

Pato non ne ha voluto sapere di andarsene ma è infortunato fino a fine stagione, Ibra è ingolfato, Jovetic al top forse della sua carriera, Delio Rossi non ha fatto ancora a pugni con Ljajic: Milan-Fiorentina del 7 aprile 2012 è però soprattutto la nemesi di un rapporto, quello tra la Juventus che prova a risollevarsi con la cura Conte e l’ormai italo-brasiliano Amauri che è stato spedito a Firenze in prestito spingendolo praticamente alla porta. Sarà lui a decidere (anche) quel campionato che ha segnato la svolta nella storia recente del campionato italiano, trampolino per la Juve al primo anno di Stadium e discesa progressiva agli inferi per il Milan che sbaglia societariamente quasi tutte le scelte. A San Siro finisce infatti 1-2, segna Ibrahimovic su rigore, impatta Jovetic che poi insieme a Mexes confeziona la beffa delle beffe, cioè il gol di Amauri, subentrato da pochi minuti con i rossoneri in sterile e disperata pressione offensiva.

Si tratta della giornata dello storico sorpasso: la Juventus vincerà dominando in lungo e in largo a Palermo grazie alle reti di Bonucci e Quagliarella, affamata come un falco che si lancia sulla preda, implacabile e (quell’anno) imbattuta e imbattibile. Dirà Amauri: “Il gol è tutto per la Fiorentina, della Juve non me ne frega niente”. Tutto vero, ma non il contrario: i tifosi bianconeri “fanno pace” con uno degli acquisti più scottanti e discussi della gestione precedente a quella del presidente Andrea Agnelli. Amauri diventa simbolo e redenzione, zimbello e figliol prodigo. Tutto in un solo pomeriggio e tutto grazie all’unico gol della sua stagione. Il più pesante, il più significativo di una carriera guardando all’esito e alle conseguenze.

Che poi oggi Allegri sia alla guida della Juventus, che abbia raccolto l’eredità di un Conte quasi reietto, a sua volta finito nelle controverse grinfie della Nazionale e che il Milan boccheggi ancora sotto le direttive di un Galliani consumato e di un Inzaghi frastornato la dice lunga: ci sono reti e risultati che cambiano la storia, anche se la storia in qualche modo li aveva già preannunciati.

Amauri è stato anche in questo un eroe al contrario, inconsapevole ma allo stesso tempo unico nel genere. Cambiò tutto tranne che il volgere il ribasso della propria carriera.

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