La Juve di Massimiliano Allegri, contro ogni diffidenza iniziale, può fare qualcosa di incredibile. A partire dalla gara d’andata di Champions League contro il Real Madrid

Ci sono appuntamenti con la storia che vanno conquistati, per poi giocarsela: per la Juventus a un certo punto il quarto scudetto consecutivo (che è già storia) è parso cosa scontata. Il vantaggio è averlo raggiunto entro la data desiderata, lo svantaggio è non aver festeggiato. Ma c’è tempo per Buffon e compagni, visto ciò che può accadere nel prossimo mese. Il bello deve forse ancora iniziare, l’aria a Torino è di quelle frizzanti.

 

1. Se la Juventus vince la gara interna contro il Real dell’ex Ancelotti (le merengues hanno più sconfitte stagionali dei bianconeri, quindi non si tratta di missione impossibile) ecco la soluzione per il ritorno: riuscire nell’impresa, da parte di Allegri, di non fare tremare le gambe ai suoi. Un fattore sempre piuttosto evidente quando si tratta del Santiago Bernabeu. Grandi sofferenze, super-portieri in opera, sacrificio. Di standing ovation lì ce n’è già stata una, Carlos Tevez in ogni caso non la riceverebbe.

 

2. Se la Juventus pareggia la gara interna contro il Real (mai dimenticare: si affrontano due tecnici italiani) sarà la testa a fare la differenza in Spagna. Missione di Allegri in questo caso: partita di logoramento, tra trincea e fucilate anche nel nulla, pescare un nuovo Zalayeta o tirarla comunque anche a quei benedetti supplementari che nella testa degli adepti di Zidane è sempre motivo di terrore.

 

3. Se la Juve perde la gara interna contro il Real (primo round al più forte, direbbero gli esperti) servirà poi l’impresa. La mossa in questo caso è una retrograda follia di cui Allegri è più portatore anche di Conte. Nessun calcolo, tre punte nel secondo tempo, uomo su uomo in difesa e tutto ciò che c’è in tasca da puntare andrebbe sui difensori, ovvero coloro che hanno portato per un buon 50% la Juventus fino alle semifinali.

 

4. Juve in finale di Champions. Ultimo atto della Coppa Italia anticipato di 15 giorni, Lotito in fermento, Roma nel panico, provincia divisa. C’è la Lazio. Qui serve solo proseguire la tradizione stagionale, beccare il Llorente nella serata giusta (e infatti Allegri lo sta ritrovando proprio quando il basco può tornare utile), recuperare Pogba ed infilare dunque la decima. In qualunque modo, anche senza dare spettacolo come fatto in campionato proprio in trasferta contro la squadra di Pioli: è da quel 3-0 secco che è nata la consapevolezza che la squadra aveva voltato pagina, anche tatticamente, rispetto al glorioso triennio precedente.

 

5. Juve in finale di Champions. Da sfavorita. A Berlino. Se c’è il Barcellona meglio la difesa a tre, se c’è il Bayern meglio giocare con 10 centrocampisti o potenziali tali. Allegri, non essendo un talebano (nel senso anche buono del termine) sarebbe pronto a qualunque alchimia. Le brutte esperienze con Messi le ha già fatte. Basterà agire di conseguenza. Anche perché dovessero invece toccare Lewandowski e Muller trattasi di grossi calibri perfetti per le fauci tattiche e atletiche dei Bonucci, dei Barzagli e dei Chiellini. Dalla giostra al sogno il passo è davvero breve.
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