Estate tempo di formazioni e moduli virtuali: e se Massimiliano Allegri virasse sul 4-3-2-1?

E se ci fosse un bell’albero di Natale nell’estate della Juventus? La domanda è giustificata non tanto dal calore della stagione, che può dare adito alle ipotesi più astruse, ma dalle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione Massimiliano Allegri in questo momento (e che, eventualmente, potrebbe avere anche ai nastri di partenza e al 1 settembre se non intervenissero altri colpi in sede di mercato). Questa è la fase dove è divertente vedere come – ancor prima e al di là di quanto dichiarino gli allenatori – i quotidiani sportivi si esercitano con i campetti verdi a disegnare formazione titolare e moduli che poi, talvolta, trovano smentita anche abbastanza repentina. Se la rosa non presenta ambiguità – termine che può anche essere positivo, significa versatilità dei componenti – si è tutti d’accordo. Esempio: non c’è chi metta in discussione il 4-3-3 della Roma. Altrimenti il gioco dei nomi e dei numeri varia ed è un po’ lo sport del precampionato, discutere su chi merita di partire in pole position sulla griglia di partenza degli undici e quale modulo verrà proposto.

Nel caso della Juventus il dibattito odierno verte sulla ricerca del trequartista. Operazione confessata dall’allenatore, che con molta sincerità ha espresso il suo apprezzamento nei confronti del brasiliano Oscar e che, con pari nettezza e convinzione, ha dichiarato più volte di come sia l’interpretazione e non la rigidità del modulo ciò che gli interessa. Anzi, Allegri ha fatto persino di più, insistendo su una proposta di calcio che mira alla padronanza tecnica, al movimento dei giocatori anche spontaneo in fase di possesso e quindi, a un’idea meno schematica del gioco. Non è stato solo un distacco da Conte, questa filosofia: ha rappresentato anche il tentativo di liberare energie creative nuove, che in Europa hanno dato i giusti frutti. Resta il fatto che laddove altri club di prima fascia sembrino possedere il trequartista necessario (Hernanes, Bonaventura o Mertens per Inter, Milan e Napoli, in attesa che magari Saponara vada a occupare qualche casella più importante di Empoli), sulla Juve si definiscono molte ipotesi, qualora non arrivasse il giocatore definito come tale. Vidal o Pereyra, come tante volte è già successo nella precedente stagione. Dybala come eventuale numero 10 per cifra tecnica, inventiva e magari decisività, pur senza vestire la maglia che fu di Tevez. Coman, perchè no, data la stima che gode presso Allegri, che ama i giocatori come il ragazzino che sanno accendersi con la fantasia, soprattutto se il diciannovenne saprà progressivamente acquistare in incidenza in tutte le giocate, anche quelle più banali e di servizio ai compagni.

E se ci fosse un bell’albero di Natale nei primi passi della Juve edizione 2015-16? La Gazzetta dello Sport ci crede, proponendo un 4-3-2-1 con Dybala e Morata alle spalle di Mandzukic, a sfruttare il lavoro di boa del croato, che può aprire spazio per la velocità d’esecuzione di entrambi, visto come sanno agire in verticale e palla al piede. Non è un’ipotesi peregrina, giustificata magari solo dalla suggestione che il quotidiano milanese voglia inserire nell’11 di partenza l’ex palermitano, un acquisto dalla natura economica troppo rilevante per confinarlo inizialmente in panchina. In realtà, la Juve di Allegri ha già adottato questa soluzione non solo in alcuni spezzoni di gara, ma anche dall’inizio in Juventus-Parma. Non è il caso di soffermarsi sul largo punteggio di 7-0 per definirlo il migliore degli schieramenti possibili. Semmai, è interessante ricordare come i due dietro Llorente fossero in quella circostanza Pereyra e Tevez, che per sua indole ha sempre agito facendo ben più di un passo indietro. Ed è ancor più rilevante ricordare che attraverso questa soluzione tornò a funzionare con successo (leggasi gol) quella catena Lichtsteiner-Llorente che nel 3-5-2 di Conte era stata l’arma decisiva e che con Allegri invece non si è più riproposta.

Infine, un’ultima annotazione altrettanto significativa. Quel giorno a fare il regista, c’era già Marchisio. Grande distributore di gioco in ogni direzione, moltissimo sui propri interni di rifermento e non poco in proiezione verticale a lunga gittata su Llorente. La Juve di quella giornata, che mise in mostra un Tevez autore di un gol fantascientifico, non dipese comunque da Carlitos nello sviluppo della manovra. E allora ripetiamo: un albero di Natale non stupirebbe nell’estate 2015, non necessariamente composto da due punte in aggiunta a Mandzukic. Anche per educare comunque così una punta alla partecipazione alla manovra in zona più arretrata (e quindi Morata o Dybala), delegando all’altro (Pereyra o Vidal) la cucitura degli spazi in senso più ampio e anche un pressing più alto.

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