I viola sono un vero pericolo per la Juventus di Allegri: ecco quali sono i suoi maggiori punti di forza

Sarà una grande partita, verosimilmente. Intanto, per la classifica, anche se è probabile che Massimiliano Allegri e Paulo Sousa ne minimizzeranno l’impatto alla vigilia, 3 punti in fondo non possono e non sono mai decisivi a questo punto del campionato. Ma, provando a immaginare scenari diversi, è indubbio che la circostanza di dover giocare in posticipo produrrà conseguenze non trascurabili. In caso di mancato successo dell’Inter a Udine, i viola avrebbero l’occasione di riguadagnare il vertice e trovarsi primi da soli, dopo aver battuto la Juventus a Torino e a 3 giornate dalla chiusura del girone d’andata, significherebbe chiudere a quel punto l’annoso dibattito sulla mancanza di abitudine nella lotta al vertice: sarà pur vera, ma chi ha quel tipo di ruolino di marcia non può più passare sotto silenzio. Contemporaneamente, se la Juve riducesse ulteriormente il margine di svantaggio dalla vetta, avrebbe accorciato brutalmente i tempi di una rimonta che era lecito prevedere molto più lunga (non a caso lo stesso mister bianconero ha proposto l’immagine della corsa a cronometro, evitando di prendere un punto di riferimento davanti troppo “invisibile” perchè lontano). In caso invece di allungo nerazzurro, saper rispondere prontamente significherebbe cogliere l’importanza di non perdere contatto, soprattutto per la Juve: ritrovarsi a -8 o a -9 vorrebbe dire avere vanificato in 90 minuti il senso di 5 vittorie consecutive, sarebbe molto difficile far finta che nulla è successo e minimizzarne gli effetti.

C’è poi da aggiungere un’ulteriore elemento a rendere ancor più affascinante il confronto diretto. La Juventus ha bisogno di dimostrare a sé stessa di essere in grado di vincere uno scontro contro una grande italiana, laddove in Europa ha vissuto esattamente la situazione opposta, conquistando 6 punti con la big Manchester City e perdendo opportunità e primo posto con chi è andato in Europa League (il Siviglia) o ha chiuso all’ultimo posto il girone (Borussia Moenchengladbach). Al contempo, i viola non possono concedersi il lusso di uscire dallo Juventus Stadium come capitò al San Paolo: all’epoca i complimenti per l’atteggiamento e gli zero punti raccolti non produssero conseguenze. Oggi, invece, peserebbero di più perchè offrirebbe la sensazione di una mancanza di killer istinct paradossale per una formazione che vanta un attacco estremamente funzionante, capace di viaggiare alla media di 2 reti a incontro.

Sarà una gara di grandi attenzioni. E credo che la Juventus sappia perfettamente quali sono i tratti dell’identikit viola che si troverà davanti:

1) La brillantezza dell’approccio

Persino quando ha perso a Torino contro i granata, la Fiorentina era passata in vantaggio nelle prime battute di gara. La capacità di andare in gol nelle fasi iniziali si è verificata anche a San Siro con l’Inter, al Franchi con l’Atalanta, a Genova con la Sampdoria e a Reggio Emilia con il Sassuolo. Di contro, la Juventus è lenta a mettersi in moto e vanta una sola rete nel primo quarto d’oro, peraltro segnata da Gentiletti nella porta di Marchetti.

2) L’intelligenza, qualità vera

La Fiorentina ha un palleggio essenziale figlio dell’intelligenza trasmessa dal suo tecnico. La gestione della manovra dietro è tranquilla, la palla viene spesso consegnata al compagno più vicino, sa alternare ricerca della profondità con improvvisi e non frequenti cambi di gioco in ampiezza. Il mantra è: dimostrarsi sicuri. Operazione che riesce benissimo quando passano in vantaggio e non è per ora una conquista da poco.

3) L’esaltazione tecnica

Vecino e Badelj che toccano più palloni di ogni altro sono la spia del cambio di mentalità dato da Paulo Sousa. Non sono i piedi migliori, ma sanno estrarre dalla propria grammatica calcistica una prosa più che convincente. Non di rado accompagnata da scelte e soluzioni personali che sembrano la dimostrazione di una fiducia che sa essere contagiosa, nessuno escluso e Kalinic su tutti.

4) La spinta sulla sinistra

Marcos Alonso è sicuramente la grande novità dell’anno, per continuità di rendimento e partecipazione alla manovra. Il suo mancino garantisce cross di qualità. La sua fase migliore ha coinciso con 3 vittorie di fila: Bologna, Inter e Atalanta le vittime del periodo. Adesso non è più su quei livelli, ma il duello con Lichtsteiner (o Cuadrado) sarà uno spettacolo nello spettacolo

5) Borja Valero, da play a pivot

Quando ha davanti la porta, lo spagnolo (totalmente rivitalizzato nel nuovo contesto) è il rifinitore adatto per esaltare la profondità. Spesso lo si trova a fare insolitamente il pivot, che sulla trequarti si mette a distribuire gioco fungendo da sponda in spazi brevi. Come un pivot del basket, anche se la statura non lo fa pensare. Quel che è certo è che tagliare i rifornimenti a lui – che insieme a Ilicic è il giocatore che fa più dribbling – significa annullare molte delle probabilità offensive della Fiorentina.

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