Il calciatore lombardo lascia la Lazio dopo 10 stagioni. Quasi 300 gare con la casacca biancoceleste e quel trofeo del 26 maggio 2013 indimenticabile: Mauri ha lasciato a Roma un segno indelebile

Le bandiere nel calcio sono sempre più difficili da vedere e se esistono saranno destinate ad ammainarsi per la modernità al quale è sottoposto il mondo pallonaro. L’emblema dell’addio tra Stefano Mauri e la Lazio è da ricercare in queste parole che non sono altro che verità mista a delusione. Dopo 10 stagioni, così, il calciatore nato l’8 gennaio del 1980 non indosserà più la casacca biancoceleste, quella che gli ha dato più soddisfazioni nel corso della sua carriera. Mauri, come un asterisco che si posiziona in un discorso, rappresenta la rinascita della compagine capitolina che prima del suo avvento aveva conosciuto l’onta del quasi fallimento e quella dei deludenti risultati sportivi.

SIMBOLO BIANCOCELESTE – Arriva a Roma in una fredda giornata del gennaio 2006 dall’Udinese, che lo cede senza remore dopo metà stagione passata in panchina. Lo vuole Delio Rossi, che intende costruire le fortune della sua Lazio incentrando il gioco proprio su Mauri. Il numero 6 biancoceleste esordisce in Coppa Italia contro l’Inter e segna il suo primo gol con la nuova maglia in occasione di Chievo-Lazio (2-2 il risultato finale). Una buona seconda parte di stagione di Mauri che, già da quel gennaio di tanti anni fa, diventa di fatto il simbolo biancoceleste.

IL SUO RUOLO – Con Delio Rossi parte dapprima come esterno sinistro, per poi essere dirottato al centro, sulla trequarti. Ed è proprio qui che Mauri da il meglio di sé grazie a dei piedi educati e a una visione di gioco degna degli ottimi calciatori. Con il nuovo ruolo inventato, se così si può affermare, dal tecnico riminese, conquista anche la Nazionale allora allenata da Roberto Donadoni, che capta subito l’importanza che potrà avere l’elemento con la fascetta ai capelli nella propria squadra. Ma quella posizione in campo non sarà eterna per Mauri che, con Edy Reja e Vladimir Petkovic, torna nel suo ruolo naturale di cursore mancino che, comunque, produce risultati importantissimi per lui e per il club. Discorso diverso all’arrivo di Stefano Pioli che lo posiziona, ancora una volta, dietro l’unica punta in un 4-2-3-1 che darà grosse soddisfazioni. Oltre al ruolo in campo, Stefano Mauri è altresì fondamentale nello spogliatoio, diventando un punto di riferimento per tutti nel corso dei suoi 10 anni di Lazio.

EPISODI INDIMENTICABILILa figura di Stefano Mauri con la Lazio è legata a doppio filo con i successi del club presieduto da Claudio Lotito. La stagione 2006/07 è la prima ad alti livelli per lui che, con 6 gol e tanti assist, trascina i biancocelesti verso la qualificazione alla Champions League, arrivata al termine di un terzo posto straordinario conquistato in campionato. Il primo trofeo da protagonista arriva però, nel 2009, con la conquista della Tim Cup ottenuta nella finale contro la Sampdoria. Durante quella competizione, Mauri è decisivo nella prima gara vinta ai danni del Benevento e nei quarti di finale, quando il Torino fu matato da un suo assist sublime per il momentaneo pareggio di Pandev e da un magnifico gol da lontano, fondamentale per il passaggio in semifinale dei suoi. Vince anche la Supercoppa Italiana contro l’Inter, al termine di un match che lo vide come uno dei migliori in campo anche per il lancio illuminante che propizia la rete dello 0-2 di Rocchi. Ma la sua indimenticabile affermazione è raffigurata dalla Coppa Italia vinta ai danni della Roma il 26 maggio 2013. In quel match Mauri non parte titolare ma subentra al posto di Ledesma, prendendosi anche la fascia di capitano e partecipando alla rete decisiva di Lulic, nella quale il numero 6 serve a Candreva un pallone da mettere al centro per il gol del bosniaco. Fu un momento straordinario reso leggendario, successivamente, dal trofeo alzato per la prima volta da capitan Mauri. Nella stagione appena conclusa, l’ormai ex Lazio colleziona 25 presenze condite da 9 reti e 2 assist che valgono alla formazione di Stefano Pioli l’accesso ai preliminari di Champions League.

L’ADDIO – 284 presenze, 46 reti, 2 Coppa Italia e 1 Supercoppa italiana. Con questo score, Stefano Mauri lascia la Lazio dopo 10 lunghi anni. In mezzo, non solo vittorie, ma anche sconfitte dolorose e qualche derby capitolino perso. Se ne va chiudendo la porta delicatamente, senza nessun problema relativo al denaro, capendo che il suo ciclo alla Lazio è terminato. Insomma, un romantico con l’aquila biancoceleste cucita sulla petto.

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