Fabio Capello sulla panchina bianconera: Luciano Moggi e il mercato estivo del 2004

Nel 2004 l’arrivo di Fabio Capello sulla panchina dell’ex rivale Juventus (sia da allenatore del Milan negli anni ’90 sia poi della Roma a cavallo del secolo) fu lo shock dell’estate. Una mossa sorprendente messa in atto dall’allora direttore generale Luciano Moggi alle prese con il passaggio di Marcello Lippi alla Nazionale italiana, che colse al volo una clamorosa occasione dovuta all’improvviso divorzio (dovuto a fattori economici) tra Don Fabio e patron Sensi. Quel che accadde dopo è noto alle cronache. Successi e processi italiani, delusioni europee, grandi campioni. Quel che non si sa è come Capello dovette adattarsi al modus operandi di Moggi, vero deus ex machina della Vecchia Signora da ormai 10 anni, il “peggiore” dei direttori per un allenatore che pretende di poter direzionare le scelte del club. A Capello la personalità non è mai mancata, ma certo dopo lo scudetto vinto anche a Roma (una piazza difficile e stregata) la sua fama è agli apici.

Per chi non lo sapesse, ha ovviamente vinto Moggi. La “partita”, una volta siglato il contratto, si svolge in un paio d’ore. La Juventus quell’estate congeda tra gli altri tre centrocampisti di cui due storici: Antonio Conte e Edgar Davids (più Enzo Maresca). In ballo c’è il centrocampo nascituro, perché davanti Ibrahimovic dall’Ajax e dietro Cannavaro dall’Inter sono già di fatto presi. Capello chiede due uomini. Moggi lo ferma prima ancora che il tecnico di Pieris dica i suoi nomi: “Qui non funziona così. E tanto io so già chi vuoi, uno te l’ho preso”. Capello è incredulo. Il direttore colpisce nel segno: il “Puma” Emerson è già sotto contratto da quel blitz nei box Ferrari al GP di Montecarlo di oltre un mese prima.

A Roma non lo sapeva nessuno, neppure il suo allenatore che credeva di avere tutto sotto controllo. E l’altro? “Non lo voglio neanche sentire”, dice Moggi. Capello ci prova lo stesso: Demetrio Albertini, a fine carriera, che vuole rientrare in Italia dopo la parentesi all’Atletico Madrid. Picche. Il direttore non ci sente e fa di testa sua e dice che Blasi e Appiah sono più che sufficienti. C’è carenza a destra, un colpo al cerchio e uno alla botte, quindi ecco un nuovo fedelissimo per il mister: Jonathan Zebina. Ma comanda Moggi, che negli ultimi giorni di mercato sistema Di Vaio al Valencia. Anche qui Capello non ne sa nulla. Accetta di buon grado. Alla Juve funziona e funzionava così: tu fai l’allenatore che al resto ci pensa chi di dovere.

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