Ci fu un Mario Balotelli l’anno prima che Balotelli si trasferisse a Milano, il suo nome era Stefano Okaka, di un anno più vecchio rispetto a SuperMario

Per lo meno questa può essere la visuale del Milan, che subì due volte la beffa nel giro di 12 mesi. Prima, appunto, Okaka che faceva faville a Cittadella e poi tal Mario Barwuah che iniziava a battere record su record di precocità a Lumezzane. Insomma, due realtà sulle quali i rossoneri credevano di poter far leva facilmente, ma la moneta nel calcio segue la convinzione di essere nel giusto.

Per Okaka tutto sfumò a 24 ore dal summit avuto con il ragazzo e il suo entourage nella storica sede di via Turati, quando la Roma nella notte concluse l’affare con il Cittadella e soprattutto con la famiglia del giovane attaccante nato in provincia di Perugia (a tutti gli effetti poi italiano al compimento del diciottesimo anno, quando già viveva nella capitale): una sistemazione a Trigoria per tutti valse il voltafaccia al Milan che si trovò spiazzato e senza il tempo per rilanciare. Era una grande promessa, questo centravanti coloured, ma a Roma ci finì in anni dove in prima squadra lo spazio era poco e le pretese subito molto elevate. Nonostante gli exploit con gli Allievi e la Primavera guidata da De Rossi papà.

Su Balotelli l’intrigo fu ancora maggiore: un mezzo accordo con la Fiorentina fatto saltare proprio dal Milan, il quale invece ebbe problemi con il Cittadella che pretendeva 250.000 euro per il cartellino. I rossoneri, visti i buoni rapporti, prevedevano e pretendevano di poter conguagliare con qualcuno dei propri giovani migliori in uscita. Niente da fare. Così spunta l’Inter, cioè poi l’allora supervisore del settore giovanile Piero Ausilio (che poi ha fatto carriera) il quale ottiene il benestare di un Moratti dei tempi d’oro. Tutti bruciati. Barwuah-Balotelli passa in nerazzurro. Negli Allievi ci resta poco, giusto il tempo per decidere un derby disputato a Sesto San Giovanni con tre gol in un tempo, poi pretende la Primavera (top scorer a Viareggio), poi la prima squadra con Zlatan Ibrahimovic (“l’unico da cui imparare” confidò agli amici).

Il punto oggi è che per Okaka c’è una stagione da protagonista in Serie A dopo mille difficoltà, quando nessuno più se lo ricordava, dopo anche la Serie B a La Spezia. Per Balotelli tante bocciature, forse anche quella di Conte, le bizze a Manchester, l’amore-odio nell’esperienza Milan (sì, alla fine Galliani si convinse pentendosene), il nulla fin qui a Liverpool. Per uno c’è la porta azzurra, per l’altro un portone diventato buco della serratura. Destini paralleli, che oggi s’incontrano e non è scontato che il vincitore sia quello che si prende i titoli sui giornali.

CONDIVIDI