Cosa dice la storia dell’epoca Berlusconi

Non manca il carattere a Sinisa Mihajlovic per resistere alla pressione mediatica ed ambientale che lo vorrebbe ormai sul punto dell’esonero, alla vigilia di un confronto decisivo con la Roma, non facile da affrontare tenendo conto della brutta sconfitta con il Bologna, la prima delle 3 gare che lo stesso allenatore aveva messo in agenda come quelle per risalire nella considerazione, pena l’ingresso in una fase di agonia. Si percepisce che oltre ad imbarazzi di tipo tecnico-tattico (un parco giocatori non adeguato e un’identità di gioco non ancora trovata, anche solo per eventualmente sostituirla), il primo problema dei rossoneri riguardi la confusione intorno alle scelte strategiche della società. E siccome stiamo parlando di un’esperienza, quella del Milan sotto la gestione di Silvio Berlusconi, decisamente epocale, può essere interessante capire come ci si è comportati nel passato, quando le crisi erano momenti isolati all’interno di un quadro di certezze consolidate. In altre parole, verificare cosa abbia comportato il cambio di allenatore in corso d’opera, se si è verificata una sferzata o se il rimedio trovato non abbia portato benefici al malato.

Il primo esonerato è il Barone Nils Liedholm, che non conclude la stagione 1986-87. Berlusconi a 5 giornate dal termine sceglie di affidare la squadra a un giovane Fabio Capello, che studia in società e non solo per fare il mister, che pure sarà la sua successiva attività di successo. Fatale per lo svedese è la sconfitta per 2-1 ad Avellino e più in generale un ultimo mese senza vittorie, con la retrocessione dal secondo al quinto posto in classifica. Capello esordisce con un successo sul Torino per 1-0 (marcatore Hateley), mantiene la posizione ricevuta in eredità e va a giocarsi lo spareggio per entrare nella futura edizione di Coppa Uefa contro la Sampdoria, vinto per 1-0 grazie a un gol di Massaro. Dopodiché, via all’esperienza di Arrigo Sacchi, cioè alla grande rivoluzione, per poi anni dopo ricevere l’incarico di esserne il successore.

Trascorrono dieci anni di successi strepitosi e si arriva al 1996-97. L’uruguagio Tabarez ha idee da vendere, modi gentile, eloquio convincente e pacato e idee di sinistra mai nascoste. Dopo 11 giornate, però, la classifica piange e la sconfitta di Piacenza per 3-2 fa il resto. L’incredibile gol in rovesciata di Luiso è un manifesto troppo perfetto per non suggerire l’immagine dell’esonero, la sensazione è che quel Milan abbia pancia piena e maledizione addosso. Il ritorno di Sacchi è però un clamoroso flop (raramente se ne parla, quando si rievoca la sua epopea). I rossoneri crollano in Champions e in campionato chiudono addirittura nella parte destra della classifica. Se aggiungete la considerazione che l’Arrigo ha mollato pure il posto di Ct della Nazionale per tornare a Milanello, si può tranquillamente affermare che stavolta il cambio ha prodotto più guai che altro.

Non basta uno scudetto a garantire la permanenza. Nel 2001, un anno e mezzo dopo il clamoroso tricolore conquistato in una stagione definita in partenza “di transizione”, Alberto Zaccheroni paga l’eliminazione in Champions League ad opera del Deportivo La Coruňa. Tocca al duo Cesare Maldini-Mauro Tassotti, capaci di regalare un memorabile 6-0 nel derby.

In questa storia, i nomi ricorrono nei vari episodi. Ad esempio quello di Inzaghi, che sbaglia un calcio di rigore contro il Torino e favorisce nientemeno che la destituzione dell’Imperatore Fatih Terim. Siamo nel 2001-02 e inizia così l’epoca di Carlo Ancelotti, che inizierà a dare frutti corposi dalla stagione successiva. Non appaia casuale – nelle grandi vicende nulla lo è mai – il fatto che i primi 3 punti della sua stagione li ottenga nella sua Parma e per merito (guarda un po’) proprio di Superpippo.

Zaccheroni, Terim: due esoneri consecutivi, cosa rara per una grande società. E difatti, non succederà mai più e da allora solo Allegri sarà costretto a lasciare il posto a Seedorf in virtù di un altro clamoroso evento in terra d’Emilia: dove Tabarez fu colpito da Luiso, l’attuale mister della Juventus venne esonerato dalla pazzesca quaterna di Berardi. Un evento verificatosi proprio all’ultima giornata d’andata, esattamente il momento nel quale Mihajlovic rischia di chiudere la sua esperienza. Non era bastato ad Allegri l’ottenimento degli ottavi di Champions League, come potrebbe non bastare a Sinisa la possibilità di giocarsi un facile quarto di Coppa Italia pochi giorni dopo la sfida dell’Olimpico, con via più che spianata verso la finale. Sono giorni, immaginiamo, di pensieri e tormentati pensieri in tutti coloro che hanno a cuore o la responsabilità delle faccende milaniste. E chissà se a chi di dovere verrà in mente che l’ultimo ingresso in corso d’opera non fu sufficiente per entrare in Europa, oltre al fatto che Mihajlovic sta facendo meglio – seppur di poco – della precedente gestione di Inzaghi, “tenuto in vita” fino alla fine.

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