Due volte semifinalista sul campo. Una volta non partecipante da Ct. E il trionfo come organizzatore. Le Roi Platini e il Mondiale

Per fare il Commissario Tecnico della Francia, Michel Platini si è preso anche qualche buon insulto dall’irascibile Eric Cantona. Ma quel che è peggio, non sono le parole, bensì i fatti. Perché sapere che il grande trionfatore dell’Europeo del 1984 (ogni azione era un gol) abbia fallito la qualificazione a Italia ’90 è qualcosa d’inconcepibile anche senza essere impregnati di grandeur francese. Per di più, lo stesso Platini è il primo a vivere la delusione con un senso di amarezza profonda, quasi fosse il segno di un mutamento d’epoca che lo invecchia alquanto. A posteriori, infatti, lesse quella fase di grande difficoltà del calcio del suo Paese con parole forti: “Le ho provate tutte. Sono sinceramente preoccupato. In passato, era la Coppa del Mondo a far conoscere il calcio e i suoi interpreti. Dopo la Bosman, i Mondiali sono diventati quasi un’appendice”.

Ma i Grandi non mollano mai e riescono sempre a trovare  la strada giusta. Bocciato sul campo, Platini annuncia le sue dimissioni da Ct nel 1992, proprio nel giorno in cui va a sponsorizzare la candidatura francese per l’assegnazione del Mondiale 1998, operazione che riesce benissimo. Quel Mondiale per il quale lui si spende con le parole giuste, ha talento politico l’ex numero 10 della Juve ed ha anche il senso della frase che resta quando dice: “In passato ho fatto tanto per la Nazionale e ho perso, oggi ho fatto così poco e ho vinto”. Quel Mondiale che lui vincerà da organizzatore, presentandosi in finale con la maglia bleu sotto la giacca, a non lasciar dubbi sulla sua posizione. Quel Mondiale vissuto da dirigente vincente, laddove lui sperava di trionfare sul campo (con pochi rimpianti nel 1978, ma con rabbia giustificata nel 1982 e nel 1986, nelle due semifinali perse con la Germania Ovest). Peraltro, anche senza di lui la Francia non si qualificherà neanche al Mondiale successivo del 1994, non migliorando il suo percorso e certificando definitivamente che quel periodo non è certo particolarmente felice, nonostante Jean-Pierre Papin si vincesse il Pallone d’Oro e un po’ di buoni giocatori fossero in giro per l’Europa a mostrare il proprio valore (Desailly su tutti). E comunque, W Michel Platini, che a un giornalista che gli chiese “Che fai, resti Ct?”, ha la prontezza di rispondere: “E a te, che te ne frega?”. Più tagliente di un suo calcio di punizione.

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