Graziano Mannari, “Lupetto” Mannari, “Speedy Gonzales” secondo Ruud Gullit, la fortuna e la sfortuna del calcio, il lato della favola e quello del sogno che non c’è più dentro un unico identikit.

Oggi l’attaccante che fece brillare gli occhi a Silvio Berlusconi, al punto da proiettarlo sui suoi canali Mediaset come primo calciatore nella storia d’Italia contestualmente alla promozione di una delle primissime campagne di solidarietà televisive, viene ricordato per questa drammatica parabola che drammatica in fondo non è stata.

Facile ricordarsi del primissimo gol estivo, ad appena 19 anni, realizzato contro il grande Real Madrid al Santiago Bernabeu in un’amichevole vinta dal Milan per 3-0. Sì, il suo Milan. L’inevitabile Milan visto che il presidente Farina, perché Mannari passò alle giovanili del Milan del 1984, era anche il proprietario del Follonica che lo aveva tesserato per le sue qualità di ala/attaccante. Lui, Mannari, è di Cecina. E’ partito da lì e lì è poi ritornato. Per fare tutt’altro, ovvero aprire un negozio di abbigliamento. Senza però rinunciare fino in fondo a quel mondo del calcio del quale resta innamorato. Non rinnega niente, Mannari. Non borbotta neppure nei confronti della sfortuna che ne ha segnato la carriera al Milan (tibia e perone, quindi scaricato a Como per arrivare a Marco Simone) e poi a Parma (Scala lo vedeva come vice Brolin, in quella posizione di atipico tra il centrocampo e l’attacco, d’altronde Mannari, nessuno se lo dimentichi, nasceva ala e questo forse è stato il più grande equivoco). Seguì il più classico dei pellegrinaggi tra Serie B e Serie C, con un nuovo sacrificio subito per mano del presidente Anconetani del Pisa che lo vendette proprio mentre stava tornando il vecchio Mannari pur di dare spazio a un emergente Christian Vieri.

Poi il calcio giocato è finito, è rimasto un po’ di scouting per il Milan proprio in Toscana, poi neanche più quello. Il girone è quello dei dimenticati dopo essersi meritato titoloni e la fiducia di Arrigo Sacchi. La storia è di quelle come ce ne sono davvero tante. Ma Mannari, a differenza di parecchi colleghi, è felice così. Non si è snaturato anche quando “erano gli altri a pagarti tutto, perfino le bollette di casa” (cit.). E’ rimasto se stesso, nonostante la comparsata a Quelli che il calcio con la Ventura, ci sa ridere sopra perché “… qualche soddisfazione posso dire di essermela tolta”. Mostri sacri come Buyo e Tacconi ne sanno qualcosa.

CONDIVIDI