Dal Bari di Ventura alla finale di Berlino passando per la Juve di Delneri: breve storia di Leonardo Bonucci che ha rinnovato con i bianconeri fino al 2020

Il Leonardo Bonucci che arrivò alla Juventus nell’estate del 2010 era un difensore che al Bari aveva fatto tanto bene da conquistare la maglia della nazionale. Arrivato alla Juve con il peccato quasi originale di aver vestito, da giovane, la maglia dell’Inter per qualche fugace apparizione tra Serie A e Coppa Italia. Niente di importante, insomma. Veniva dal Bari di Ventura, fondato sulla coppia difensiva Ranocchia-Bonucci. Il primo però si fece male dopo non molto, Bonucci portò avanti la squadra. Perno fondamentale dei biancorossi prova a diventarlo anche per una Juve che è un cantiere in divenire. Diverrà un qualcosa di profondamente diverso da una solida squadra di calcio ma erano i tempi della Juventus di Delneri.

L’avvio non è dei migliori. Il debutto arriva nella sua Bari, la città vissuta un anno della quale si è innamorato per sempre. Ma è una sconfitta, la prima di una lunga serie di un campionato che vedrà la Juventus raggiungere il secondo settimo posto consecutivo. Anche la seconda uscita è piuttosto fallimentare: 3-3 contro la Sampdoria. Sugli ultimi due gol dei blucerchiati ci sono colpe piuttosto nette di Bonucci. La rete del definitivo tre a tre è la fotografia, precoce ma azzeccata, della fase difensiva di quell’anno della Juventus: i due centrali fermi mentre Pozzi e non Suarez come qualche anno più tardi, realizza. Alla terza arriva il primo gol: 4-0 all’Udinese al Friuli. E la prima esultanza con l’ormai proverbiale: “Sciacquatevi la bocca”. Un pezzo del Bonucci che sarà è nato in quel tardo pomeriggio di Udine, tra le illusioni di una Juve che avrebbe poi steccato.

In una squadra che faceva acqua un po’ in tutti i reparti la prima stagione di Bonucci non è esaltante. Realizza due reti, la seconda nel 4-2 casalingo contro il Cagliari. Si fa ricordare per qualche passaggio a vuoto: uno su tutti la disastrosa partita contro il Bologna persa 2-0 all’Olimpico di Torino e l’autorete, un po’ fortuita, contro il Genoa in un match poi ribaltato e vinto dalla Juventus, trascinata da un improvvisato Luca Toni. Male, malissimo anzi, anche al Via del Mare, dove la cenerentola Lecce passa con un secco 2-0. Era la Juve che faceva gioire un po’ tutti e Bonucci si inserì alla perfezione in un sistema fallimentare. La prova migliore, sua e di tutta la squadra, fu forse quella contro l’Inter nell’1-0 della venticinquesima giornata. E qualche altra partita dignitosamente portata a termine qua e là. La media voto finale della Gazzetta dello Sport è comunque bassa: 5.66. E per tre volte era sceso tra il 4 e il 4.5. Valutazioni numeriche che lasciano il tempo che trovano ma che rimangono testimonianza di una stagione piuttosto mediocre.

Dopo aver evitato un percorso che esplicasse in ordine cronologico a riguardare tutte le tappe della stagione 2010-2011 di Bonucci ci sono un paio di considerazioni importanti da fare. La prima riguarda il ruolo di Bonucci: centrale di destra in una difesa a 4. Una linea difensiva piuttosto scarsa o perlomeno messa in una fase difensiva disastrosa, con la coppia Chiellini-Bonucci che in seguito avrebbe portato la stessa squadra a Berlino in finale di Champions. La seconda osservazione riguarda il processo di maturazione non ancora completato nel 2010. E forse non è completo nemmeno attualmente. Ma il rinnovo fino al 2020 lascia importanti spiragli. Per un difensore che sembra completamente un altro rispetto a quello che si faceva anticipare da Pozzi, che deviava in autorete un cross innocuo di Antonelli e che rimaneva spesso a guardare il gol in area di rigore. Per colpe probabilmente non sue. Quello attuale è un altro calciatore ma viene da lì. A volte è bene ricordarlo.

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