La Cenerentola, anche squadra simpatia, della stagione 2015/16 chiamata a un brusco risveglio in quel di Marassi: analisi dei primi 90 minuti di una storia che resta al momento una bellissima favola.

Il risveglio del Carpi dal sogno ad occhi aperti è di quelli che fanno male. Marassi è la Serie A che si fa concreta, la favola che prende forma e disegna scenari che saranno probabilmente meno incantati di quelli vissuti fino ad ora. La conquista della Serie A vuol dire anche doverla giocare, e Marassi è la prima tappa di un viaggio che sarà faticoso. I primi 36 minuti sono da incubo. Inizia tutto con un intervento ingenuo di Letizia su Eder, è calcio di rigore. Dagli undici metri lo stesso italo-brasiliano realizza. Poi si scatena Muriel prima conclude in porta dopo una serpentina su Bubnjic ed è il gol del 2-0, poi arriva il tris quando lo stesso colombiano raccoglie un cross di Cassani. Ancora Eder, poi Fernando su punizione: sono 5. Poco più di mezz’ora ma per il Carpi il sogno è diventato un incubo. La squadra non reagisce, rimane in balia di una squadra nettamente più forte. L’impatto con la Serie A è questo. Forte, da ricordare, ma non per i motivi che Castori sognava.  La difesa fa acqua, il collettivo si disunisce e rimane a guardare. La prima impressione è che sia un mare troppo grosso per un pesce piccolo. Ma le impressioni d’Agosto, per editare il titolo di una canzone di Concato, valgono poco.

 La reazione arriva. Succede di tutto: al 36′ il primo gol del Carpi nella storia della Serie A arriva per mano, anzi per il piede, di Lazzari. Quello con più esperienza nella massima serie, che dovrà essere leader e trascinatore, almeno dal punto di vista tecnico. La ripresa è una partita che sembra quasi normale, ma poi ci pensa Matos. Da destra si accentra e realizza il 5-2 con uno dei gol più belli dell’intera giornata di A. Diventa lo specchio di una squadra acerba ma con un talento ancora da esprimere. Nel finale Lazzari per non tradire la follia del debutto del Carpi sbaglia il rigore che avrebbe fatto 5-3. Para Viviano, poi non succede più nulla.

La prima del Carpi in A è il racconto di una follia che non conosce logica. Sette gol, di cui cinque presi in poco più di mezz’ora. Poi una timida reazione, due gol di cui uno bellissimo, un rigore sbagliato e l’approccio con il massimo campionato italiano. Tra le cose belle rimangono i trequartisti Matos e Lazzari, capaci di due gol e di andare a corrente alternata. Quando la luce è accesa c’è materiale sul quale lavorare. La difesa è da infarto: tutti sul limite del 4 in pagella ma Del Gaudio, entrato a mezz’ora dalla fine, si rende protagonista di un paio di buone incursioni. Brkic dimostra i motivi per i quali l’Udinese non c’aveva puntato su. Ha sulla coscienza due gol e una parte almeno consistente del tracollo del primo tempo. Castori, nel complesso, trova rassicurazioni nella ripresa ma è ancora troppo poco. C’è da lavorare, soprattutto sulla difesa, per evitare che la favola più bella diventi una Cenerentola qualunque.
CONDIVIDI