Nel 2002 no. Nel 1954, invece, ci siamo riusciti. Non con gli azzurri ma con il Toro.

Una volta succedeva. Le Nazionali affrontavano i club. E l’interesse per queste sfide era notevole. La storia del 1954 è proprio da calcio d’altri tempi. Quando l’arbitro Byron Moreno ancora non era nato e il Toro sconfiggeva la Corea del Sud nei giorni del Mondiale.

Immaginate la prima volta di una Nazionale al Mondiale. Un evento straordinario e poco importa che si finisca seppelliti di gol. In certi casi, anche se non sono le Olimpiadi l’importante è partecipare. Nel 1954, nella competizione iridata che si disputa in Svizzera, la Corea del Sud fa il suo esordio. Il totale del passivo è impietoso e denuncia la sua logica appartenenza alle squadre cosiddette “materasso” (una definizione che non si usa più). 9-0 con l’Ungheria (e sin qui niente di strano, i magiari sono una squadrone). 7-0 con la modesta Turchia (4 gol nel primo tempo, 3 nel secondo).

Il pubblico di Ginevra, comunque, fa il tifo per gli orientali. Forse perché sono la rappresentativa più giovane della competizione (24 anni e mezzo l’età media). Oppure perché salutano gli spettatori con un inchino che viene molto apprezzato (non è un gesto abituale in Occidente, a maggior ragione su un campo di calcio). E poi c’è il capitano che gioca con gli occhiali, non è il primo né l’unico dell’epoca, ma quell’aria da studentino non può che accattivare le simpatie.

Uscita dal Mondiale, la Corea del Sud viene invitata in Italia. Si organizza un’amichevole a Torino. Dapprima si pensa a una mista granata-bianconera, poi è il Toro a scendere in campo nell’impianto del Cenisia il 26 giugno 1954. Gli spalti sono pienissimi, c’è il pubblico delle grandi occasioni con 9.000 presenti, molti dei quali si accalcano a bordo campo. Le porte vengono chiuse molto prima dell’inizio di una gara comunque storica, non è certo un evento frequente che una Nazionale partecipante ai Mondiali venga a giocare in uno stadio di quartiere (ancor oggi molto attivo).

La Corea del Sud va oltre ogni attesa. I commenti sono unanimi: i risultati maturati al Mondiale sono esagerati, il valore della squadra è decisamente più alto. Piace il loro modo di interpretare il calcio in modo dinamico.  Vince il Toro, anche se va al riposo sullo 0-0 perché il portiere con gli occhi a mandorla para anche l’impossibile. A decidere la sfida è il teutonico Horst Buhtz, soprannominato “Il Tedesco”, curiosamente destinato poi a passare dal Torino alla Juventus qualche anno dopo (ma non i cugini bianconeri, bensì lo Sportclub Young Fellows Juventus di Zurigo… ). La gara è anche funestata da un infortunio: il terzino sinistro della Corea del Sud riporta l’incrinatura al metatarso del piede destro in uno scontro di gioco ed è costretto a uscire.

Alla fine, grandi applausi per tutti e grande felicità per avere visto una Corea Mondiale che ancora non era né un sinonimo di vergogna (1966, ma quella del Nord), né una maledizione (2002, ma con l’aiuto decisivo dell’arbitro Byron Moreno, oggi in carcere).

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