Kevin-Prince Boateng andata e ritorno. Il giramondo che esplode nel mondiale africano, si conferma al Milan e poi affronta una parabola discendente per certi versi repentina e impronosticabile.

Ha fatto tutto lui, nativo di Berlino Ovest, cresciuto nei quartieri popolari e calcisticamente nell’Hertha. Tedesco dentro, in tutto e per tutto, fa la trafila delle giovanili nazionali della Germania, sogna un giorno di affrancarsi e regalare alla madre un giorno il sogno di vestire la maglia della nazionale maggiore. Magari pure di vincere un mondiale.

Succederà, ma con il Ghana, nazione nativa del padre che lo ha abbandonato e che lui stesso ha disconosciuto. È l’estate del 2010, si gioca in Sudafrica, in primavera la decisione: pur di giocarlo quel mondiale accetta e ottiene dalla FIFA il lasciapassare per poter giocare con la selezione ghanese. Per Kevin-Prince Boateng si accendono i fari del mondo, lui quell’anno ha giocato benino in Premier League con la maglia del Portsmouth dopo aver cercato fortuna (per lui hanno entrambe speso più di 5 milioni di euro per il cartellino) anche al Tottenham. La cose non vanno subito bene. E allora il legame con la Germania nel 2009 lo riporta in terra teutonica per provare a convincere in 6 mesi il Borussia Dortmund a prelevarlo. Niente da fare, saranno 10 gettoni di presenza un po’ qua e un po’ là, con scarso minutaggio.
Si parte dunque col Ghana, i compagni non ci hanno mai giocato insieme. E lui fa il leader. Destino vuole che ci sia anche la Germania (in cui milita il fratellastro Jerome, mai amato in adolescenza) sulla strada verso la gloria. E il Ghana quella gloria se la prende, migliore delle africane, a un certo punto sostenuto da un intero continente. Segna, fa segnare, spacca le partite.
Non basta per la vittoria, ma per la fama sì. A fine mondiale si fa vivo però quasi soltanto il Genoa di Preziosi che poi tempo due settimane fa un favore al Milan che è in emergenza nel reparto di centrocampo: lì il Grifone lo presta e poi lo lascerà. Vince subito lo Scudetto, Boateng diventa quasi l’epicentro del calcio di Massimiliano Allegri alle spalle di un certo Zlatan Ibrahimovic. Solo applausi a San Siro. Ma il gioco si rompe abbastanza in fretta. Lì non riesce a prendersi la cattedra del leader, lascia anche la nazionale ghanese con un pretesto piuttosto inverosimile. Fa scelte strane. Sono quattro anni intensi, fino al ritorno a rappresentare il Ghana mirato a giocarsi ancora le proprie carte al Mondiale brasiliano 2014. Nel frattempo è finito allo Schalke dove alterna giocate alla Boateng a bizze alla Boateng. Si lascia andare. Lo dimostrerà il mondiale che lo riporta in sordina: due sole presenze, una da subentrato e una da sostituito, litiga con tutti, in particolare con il selezionatore Appiah. La festa è finita. Sono stati quattro anni veloci. Da mondiale a mondiale, la storia cambia in fretta. Eleva e brucia. E adesso Boateng sia in Africa che in Europa è un nome che scotta. Improbabile un cambio di rotta.
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