Il titolo di Derby d’Italia viene da sempre attribuito a Juve-Inter ma la sfida tra bianconeri e rossoneri è ciò che più rappresenta il calcio del nostro Paese

Sono molti i tifosi juventini che conosco che ritengono essere Juventus-Milan il vero derby d’Italia, nonostante da sempre si definisca così la sfida con l’Inter. Se sul piano della rivalità non c’è paragone e le vicende del 2006 non hanno fatto che acuire ed estremizzare una rivalità irriducibile tra bianconeri e nerazzurri, molti (e io tra questi) convergono sull’idea che la sfida con il Milan sia ciò che più rappresenta il calcio del nostro Paese. Molti i fattori che convergono a favore di questa tesi. Conta anche una questione di presenza di giocatori italiani in campo che storicamente la Juve propone, il Milan anche sebbene in proporzioni minori e l’Inter assolutamente no. Il ciclo vincente di Mancini prima e di Mourinho poi è indicativo, ma anche in queste ultime stagioni, dove l’Inter ha operato vari tentativi di ricostruzione da una crisi non banale per durata e per profondità, la linea seguita è stata sempre quella di orientarsi verso scelte molto lontane dalla valorizzazione del patrimonio nostrano (persino di quello allevato in casa: Bonucci, Destro e Balotelli, tanto per fare tre nomi, erano tutti prodotti del vivaio di Appiano Gentile). Basta osservare la Nazionale di Antonio Conte, che pure è un Ct attento ad ogni club e che ha testato diversi elementi per scremare un gruppo valido per l’Europeo, per accorgersi come nell’ultimo biennio il solo Ranocchia abbia portato un po’ di Inter in azzurro (dando anche l’impressione di registrare un rendimento migliore).

Ma a contare di più ci sono anche altre situazioni, riassumibili in una serata, quella della finale di Champions League tra Juventus e Milan all’Old Trafford che segna anche – in quel 2003 – il momento più alto del calcio italiano. Perché in quella stagione si può dire completato un processo di radicale innovazione nato con Berlusconi e che ha visto spazzare via il vecchio mondo del pallone rappresentato dall’egemonia bianconera per tutti gli anni ‘70 e buona parte degli ’80. E che a metà del decennio successivo aveva visto la risposta della Juventus della Triade, meno celebrata “tecnicamente” (Lippi non ha goduto di buona stampa come Sacchi e poi è arrivato dopo), ma di consistenza non minore. Ed è in quegli anni che i confronti tra Juventus e Milan hanno rappresentato il meglio che c’era sotto tanti profili. E non è un caso, in fondo, che il filo riannodato dalla Juve con la vittoria nel primo anno di Antonio Conte e nel secondo della gestione di Andrea Agnelli sia avvenuto con il passaggio del testimone proprio da parte del Milan, che da allora non è più tornato ai livelli consueti.

Derby d’Italia anche oggi, nonostante le due squadre navighino su posizioni di classifica incerte e si giochino un sesto posto simbolico: chi vince sabato sera ha diritto a pensare di poter rientrare – più poi che prima – nella lotta per lo scudetto (la zona Champions è giusto un punto sotto, non c’è molta differenza). Non si è abituati ad assistere a un confronto diretto tra le due squadre reso così drammatico (a prescindere dalle esagerate interpretazioni mediatiche su due allenatori a rischio, cosa non vera). Prendendo per buone le prime 3 posizioni – che oggi valgono l’accesso alla grande Europa e che un tempo invece definivano vincente dello scudetto e partecipante alla Coppa Uefa – sono davvero gli anni difficili per entrambi i club. O una, o l’altra, più spesso tutte e due: questo è stato il podio della Serie A. Non è un luogo comune. Dal secondo dopoguerra in poi, le edizioni dei campionati che non hanno visto Juventus e Milan non occupare la prima posizione sono rarissime e si limitano a due sole circostanze: nel 1966 e nel 1985 (dove peraltro la Juve del Trap si aggiudica la Coppa dei Campioni).

Ebbene, in quelle annate buie i campioni d’Italia furono l’Inter nel primo caso (e fin qui tutto normale, era la squadra di Helenio Herrera la vera dominatrice dell’epoca) e il Verona di Bagnoli nel secondo (un evento davvero sorprendente, diventato poi il paradigma di cosa il calcio attuale non possa più proporre, il successo di una provinciale è un’utopia irrealizzabile). Il confronto tra Juventus e Milan contemporaneamente in difficoltà ha un bilancio a favore dei padroni di casa. Nel 1966, a poche giornate dalla conclusione del torneo, i rossoneri si presentarono a Torino in un momento di grave difficoltà, reduci da 2 sconfitte consecutive e da un pareggio con il Bologna. Il Comunale non fece che approfondire ulteriormente la crisi con un secco 3-0 firmato da 3 marcatori diversi: Leoncini, Stacchini e Cinesinho.

Nel 1985, invece, si giocò alla quarta giornata d’andata, quando tutto sarebbe stato ancora possibile, sebbene bianconeri e rossoneri fossero già costretti ad inseguire in classifica. La gara si concluse 1-1, con rete di Briaschi dopo la mezzora e pareggio di Virdis a 5 minuti dal termine, per la classica delle vendette dell’ex. Il contraccolpo per la Juve fu notevole come certificò la settimana successiva, quando proprio la sconfitta per 2-0 a Verona chiarì che i gialloblu avrebbero potuto nutrire ambizioni di scudetto e che i bianconeri avevano la testa altrove, verso la Coppa dalle grandi orecchie non ancora conquistata. Qualcuno scorge analogie con la stagione in corso?

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