Simboli brasiliani in Francia, questi sconosciuti, con l’eccezione che conferma la regola che porta il nome straripante, un po’ naif, ma anche aulico di Juninho Pernambucano.

 

Il top del top lo avevano forse raggiunto Leonardo e Raì ai tempi del Paris Saint-Germain che vinse anche una Coppa delle Coppe. E anche lo stesso sodalizio parigino, divenuto oggi multimilionario, non ha ancora fissato veri paletti in questo senso né con Thiago Silva né con Lucas Moura.

Perché simboli non si nasce, si diventa. A prescindere dal nome. E Juninho Pernambucano, che poi sarebbe soltanto Juninho o Junì alla francese (come veniva chiamato da tutti i cronisti transalpini), lo è diventato senza se e senza ma. Ineguagliato ancora sia per la sua capacità balistica sui calci di punizione sia per quella serie clamorosa di 7 titoli nazionali consecutivi vinto insieme al presidente Aulas con il Lione.
Tempi che non ci sono più e forse uomini che non ci sono più sui campo. Uomini come Juninho (da non confondersi con Juninho Paulista, fantasista-peperino che giovava più del nostro nella Selecao), capaci di prendere per mano una squadra facendo correre più il pallone che le gambe. Capaci di amori unici, come appunto il suo nei confronti del Lione che lo portò in Europa e che rimase la sua unica squadra nel continente del grande calcio; come quello per il Vasco da Gama, maglia che ha vestito in tre diversi momenti della sua carriera, terminata appunto al Vasco il 30 gennaio del 2014.
Il nome di Juninho Pernambucano nonostante tutto sarà uno di quelli che rimarranno. Grazie però a una delle sue peculiarità: il calcio di punizione (eppure anche in movimento la sua presenza non era così irrilevante, se è vero che l’Equipe sviluppò una ricerca che dimostrò la presenza del suo zampino in metà dei gol del Lione negli anni). 44 realizzati soltanto con la maglia del club francese. Un’enormità. Per rendersene conto guardare i dati di Mihajlovic, Del Piero e Pirlo in Serie A rispettivamente fermi a 28, 22 e 26 con almeno altettanti anni di militanza. Trasformazioni che sono diventate leggendarie, esempio per molti dei calciatori top di oggi. Quelle da 44 metri contro il Barcellona oppure quelle a 144 chilometri orari. Applausi per sempre.
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