Italia-Croazia è il big-match della quarta giornata delle qualificazioni europee, valevole per il Gruppo H

Le squadre si trovano in testa al girone a punteggio pieno, quindi la sfida di Milano (domenica alle 20,45) potrebbe definire le gerarchie in modo più netto. Guidati dal croato di Berlino, Nico Kovac, i giocatori in maglia a scacchi bianchi e rossi hanno finora mostrato gioco e prestazioni migliori rispetto a quelle degli Azzurri, ma sappiamo come i confronti indiretti nel calcio non contino nulla: sarà il campo domenica a decidere chi sarà in testa al girone, se non dovesse finire in parità.

Anche il bilancio dei precedenti incontri sorride ai croati: nelle sette partite ci sono tre successi dei nostri avversari, tre pareggi e una sola vittoria italiana, che risale alla notte dei tempi. È il 1942, siamo in piena guerra e l’attività calcistica è ridotta. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno ancora il Campionato Nazionale in funzione, mentre l’attività internazionale è limitata a partite tra squadre di Nazioni alleate. A Marassi, il 5 aprile 1942, la compagine guidata da Vittorio Pozzo gioca un ottimo secondo tempo e, dopo essere andata all’intervallo sullo 0-0, ne rifila quattro a una Nazionale che è interamente composta dai giocatori del Gradjanski di Zagabria, club campione per ben cinque volte del campionato jugoslavo (dal 1923 al 1940, prima della nascita dello Stato croato), che poi si dissolverà al termine della guerra per lasciare il posto alla più famosa Dinamo. Di Gabetto, Pietro Ferraris, Biavati e Grezar su rigore le reti segnate nell’arco di 13’.

Tre anni dopo lo Stato croato (indipendente di nome, ma di fatto satellite dell’Asse guidato dalla Germania nazista) non esiste più. Nel dopoguerra, molti dei suoi giocatori incontrano l’Italia con la maglia della Jugoslavia, così come per quattro volte l’Italia gioca in territorio croato, tre volte a Zagabria e una a Spalato. Quando, dopo la guerra balcanica, la Croazia torna a essere una Repubblica indipendente nei primi anni ‘90, trova l’Italia nel primo torneo ufficiale di qualificazione a cui prende parte, quello di Euro 96. Vince a Palermo grazie alla doppietta di Davor Suker, mentre a Spalato le squadre pareggiano 1-1, qualificandosi entrambe per la fase finale in Inghilterra, in cui l’Italia esce al girone, eliminata da quelle che sarebbero state le finaliste (Germania e Repubblica Ceca) e la Croazia ai quarti con la stessa Germania.

Nei restanti quattro scontri, un pareggio e una vittoria dei croati in amichevole, stesso bilancio nelle competizioni ufficiali, mondiali ed europeo. Curiosamente, nonostante gli scontri diretti negativi, in questi due casi è l’Italia ad aver passato il turno. A Ibaraki, Mondiale 2002, un giovane Ivica Olic pareggia il conto dopo il gol di Vieri ed è l’ex perugino Rapaic a realizzare il gol vittoria. Ma sono gli unici tre punti conquistati dalla Croazia e gli azzurri, con 4, passano. A Poznan, Euro 2012, la gara termina 1-1 con le reti di Pirlo e Mandzukic, all’ultima giornata ai croati basterebbe un pari con la Spagna, ma perdono e l’Italia opera il sorpasso sconfiggendo l’Irlanda.

Quella di domenica è la partita numero 70 della Croazia agli Europei (qualificazioni + fase finale) e il bilancio è di 43 vittorie, 15 pari e solo 11 sconfitte, con ben 125 reti fatte e solo 50 subite. Per quanto riguarda le statistiche individuali, quelle del campionato europeo rispecchiano le generali: Srna il più presente con 33 partite, Suker il top scorer con 19 gol in 21 partite, una media di un gol ogni 97’ giocati. È di Mladen Petric il record di reti segnate in un solo incontro, quattro ad Andorra nel 7-0 di qualificazione a Euro 2008, mentre il capitano Srna è l’unico al momento ad aver sbagliato un rigore, nella stessa edizione, nella partita vinta con l’Estonia 2-0. Tra gli avversari, in quattro hanno realizzato due reti contro la Croazia: gli inglesi Lampard e Rooney, l’israeliano Colautti e il belga Sonck.

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