Mondiali USA 94: perdiamo in finale con il Brasile. Ma c’è chi prova a forzare la realtà

Ce le ricordiamo tutti le lacrime di Baresi: piangere per un rigore sbagliato in finale ha ben altro gusto che lacrimare per un’eliminazione dal girone. Abbiamo ancora negli occhi il tiro sparato alla luna di Roberto Baggio, lui così preciso dagli 11 metri. Un errore che anni dopo sarebbe stato “corretto” da uno spot dove la palla finiva incredibilmente dentro e battevamo il Brasile. Chi si fosse perso l’atto conclusivo del Mondiale americano di 20 anni fa, magari perché distratto, o perché ha altri valori e interessi (soprattutto quelli economici), sarebbe rimasto sorpreso dal titolo del Sole 24 Ore del lunedì: Italia campione. Giusto il tempo di un’occhiata e avrebbe scoperto la verità.

Campioni lo eravamo non per merito di Arrigo Sacchi, Pagliuca o Massaro. E il titolo aveva una duplice valenza, positiva e negativa, molto lontana dal pallone. Il quotidiano economico, dal colore confondibile con La Gazzetta dello Sport, non si era inventato uno scherzo atroce ma proponeva una sua particolare classifica. Per la quale eravamo leader nella moda, nella produzione di pasta, ma anche nel debito pubblico e nella pressione fiscale. Da quel 1994 ne è passata di acqua sotto i ponti, sia nella società che nel calcio, qualche protagonista è cambiato nella politica, il ct è un posto vacante mentre Sacchi venne confermato in virtù di quel secondo posto, il Milan di Capello era la squadra egemone con un tris di scudetti consecutivi, operazione riuscita alla Juventus di Conte (che in quell’avventura a Usa 94 c’era come giocatore). Quanto a moda, pasta, debito pubblico e pressione fiscale. Va beh, ci siamo capiti, no?

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