L’Inter mezzo decennio fa è salita sul tetto del mondo, adesso si trova fuori dall’Europa e soprattutto senza un Samuel Eto’o

Sono trascorsi ormai più di cinque anni da quel 22 Maggio 2010. In cinque anni si può arrivare sulla Luna e tornare indietro. Si potrebbe partire a piedi da Madrid e arrivare a Baku. Si può vincere una guerra e perderne altre cinque. “Write the future” era lo slogan che spadroneggiava quella notte a Madrid. Scrivere il futuro. Facile farlo quando sai cosa scrivere e qualche scriba amanuense disposto a farlo. L’Inter però da quella notte scrittori non ne ha più. Ce n’era qualcuno bravo tanto che ha scritto qualche libro, una biografia. Vi dice qualcosa Samuel Eto’o? Il William Shakspeare di quella squadra, uno capace di scrivere una storia d’amore per la sua amata Inter con la lucidità e l’efficienza di un mercenario. Mischiando i fattori viene fuori un campione di un livello del quale, all’Inter non se ne vedono dai tempi di Samuel Eto’o.

Da troppo tempo con la maglia nerazzurra addosso scendono in campo calciatori apatici e non vincenti, dal carisma rivedibile ma dallo stipendio alto. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità: indossare una maglia tanto pesante è un lavoro per uomini disposti al sacrificio e forgiati nello spirito e nel corpo, come uno che “corre come un nero per vivere come un bianco”. Si pensi a che polpacci debba avere uno così. Gambe capaci di viaggiare sulla fascia del Camp Nou, da terzino, con l’abnegazione e la puntualità dei pendolari. Anche se fai l’attaccante e prendi tanti milioni all’anno.

Se ti tocca fare il terzino perché c’è da farlo per un bene superiore, si fa. Macinati i chilometri, si è più vicini alla vetta, e “Samu” la vetta la conosce bene, come i campioni, come i vincenti. All’Inter mancano calciatori, uomini, leader come lui. I tifosi si sono abituati a vedere tanti tweet e poche vittorie. Il pericolo è che vengano assuefatti da tale tendenza e si perda l’abitudine di vincere. L’ultimo trofeo risale al 2011, fu una Coppa Italia e in finale segnó Eto’o. Il camerunense sta invecchiando guardando la sua bacheca colma, ma non glielo si dica neanche se sei Mourinho. Samu vi segna e vi esulta in faccia zoppicando fingendo di essere invecchiato e scricchiolante.

All’Inter, fra le altre cose, manca questo: la personalità. Quella capacità di venir fuori da un momento altrimenti senza via d’uscita, la resilienza in risposta al nono, al settimo, al quinto posto. Tradotto in gergo calcistico potrebbe essere un gol, una giocata, un assist vincente, come quelli che faceva Eto’o e che da troppo tempo mancano ormai a questa Inter. Compassata e incapace di far valere il proprio nome sul campo con i suoi interpreti, che però tanto bravi sono a ricordarlo quando firmano contratti da campioni. Che scrivano altro i giocatori dell’Inter, come fece cinque anni fa questo scriba di colore. Se ci si mette a correre si potrebbe arrivare presto ad un’ipotetica Madrid, volendolo fare quella maglia diventerà leggerissima.

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