Quella di Emanuele Giaccherini non è la più classica delle storie del calciatore italiano che va giocare all’estero e ritorna in Serie A con la coda tra le gambe in seguito ad un fallimento di natura tecnica

Quella di Emanuele Giaccherini è la storia di un ragazzo che in Inghilterra stava facendo anche piuttosto bene prima che gli infortuni gli rendessero la vita difficile.

La storia era una favola, abbastanza inflazionata, del calciatore che dai campetti di provincia arriva a giocare nel top club che ha sempre sognato, in questo caso la Juventus. Vince due scudetti e una  Supercoppa italiana, prima di essere ceduto al Sunderland. Era stato un crescendo, fino ad arrivare alla cima della Juventus di Conte, l’allenatore che più di tutti ha creduto in lui. Il Cesena lo prende dal Bibbiena, società affiliata della provincia di Arezzo e gli fa girare l’Italia in C2: Forlì, Bellaria, Pavia. Poi la svolta: torna a Cesena, Bisoli gli dà fiducia. È la stagione della promozione in A del Cesena, Giaccherini c’è. Fa otto gol in cadetteria, conquista la massima serie. Poi ci gioca. Alla seconda partita in A schianta il  Milan con il gol del 2-0 finale del Cesena sulla squadra di Ibra, che sbaglia anche un rigore. È il top per un calciatore che appena due anni prima giocava tra i semi-professionisti e meditava l’addio al calcio.

Emanuele Giaccherini riempie le colonne dei giornali: è la storia del sogno dell’Italia dei valori applicata ad un mondo infame come il calcio. È il momento di Giaccherini, il ragazzo un po’ timido della porta accanto.  L’anno seguente, un po’ a sorpresa, arriva la Juve. Antonio Conte lo vede, gli mette addosso l’etichetta del jolly e lo lancia in un’avventura che lo vedrà vincente. Sono 40 le presenze con la maglia della Juventus: due campionati vinti e il gol che ammazza tutte le altre nel secondo scudetto, arrivato all’ultimo minuto contro il Catania allo Stadium. Una storia che magari sarebbe andata a finire come quella di Simone Padoin, se il destino e le logiche del mercato avessero voluto. Quando il Sunderland offre alla Juve 7.5 milioni di euro, i bianconeri non sono nelle condizioni di rinunciarvi per un calciatore al quale si poteva invece rinunciare. Voci di corridoio raccontano della contrarietà di Conte alla cessione, ma comunque avviene.

L’esperienza inglese è difficile ma Giaccherini non delude: 24 presenze con 4 gol e 4 assist (due decisivi contro il Manchester City) nella prima stagione di Premier per lui. Non è l’idolo di nessuno, ma è un ottimo calciatore utile alla causa del Sunderland. A loro importa questo, lui mantiene quel low profil che in Inghilterra piace un po’ meno che in Italia. Poi il travaglio: si fa male alla caviglia in un match contro il Burnley. Lo stop è di qualche mese, torna a giocare nel boxing day ma la maledizione non è finita. A febbraio ancora problemi, mai del tutto risolti. Salterà il resto della stagione, collezionando poco più di 300 minuti in tutto il campionato. Perde anche la nazionale, in cui non gioca dal 9 settembre 2014 (Norvegia-Italia).

L’avventura in Premier è finita, portata via da qualche circostanza sfortunata e dalla voglia di riprendersi l’Italia e l’amore dei tifosi italiani. Di quelli che hanno apprezzato quel ragazzo dal profilo basso, forse anche troppo, con il nome dallo scarso appeal, che se si fosse chiamato Giaccherinho – disse Conte – ne parleremmo diversamente. La storia è di quelle da rilanciare, perché quelli come Emanuele Giaccherini hanno sempre un nuovo capitolo da scrivere.

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