Il sali-scendi sull’altalena Fabio Borini è ormai paradossalmente una costante nella carriera del calciatore di origini bolognesi

Altra costante è il ping pong tra Italia e Inghilterra alla ricerca di fortune che con il tempo si rivelano effimere, se non occasionali. Il primo viaggio verso la terra promessa Borini lo fece a 16 anni. Le giovanili del Bologna, che lo aveva preso a 10 anni, gli cominciarono a stare strette quando arrivò la chiamata del Chelsea. Era il 2007 e l’attaccante, con tante belle speranze, passò ai blues. Il campionato riserve giocato con il Chelsea gli vale le prime attenzioni mediatiche e i 10 gol in 11 partite attirano l’attenzione di Carletto Ancelotti, in quegli anni sulla panchina della squadra di Abramovich. Debutta appena 18enne in una partita vinta dal Chelsea contro il Tottenham per 3-0. In due stagioni colleziona però soltanto 4 presenze e si scontra con una squadra, quel Chelsea, che non era pronto a lanciare in pianta stabile un 20enne di belle speranze ma che ancora, a parte il campionato riserve, non aveva dimostrato nulla. E non ne aveva nemmeno avuto l’occasione. La prima vera opportunità è in Galles: il Chelsea presta Borini allo Swansea a metà marzo del 2011. È l’anno d’oro per i gallesi che conquistano la promozione in Premier League tramite i play-off. Borini diventa assoluto protagonista della seconda metà di stagione: da marzo a giugno sigla 6 reti in 12 partite.

Va in scadenza di contratto e diventa il colpo, a parametro zero, del Parma di Leonardi. Il Chelsea sembra non crederci più, nonostante la fortunata parentesi allo Swansea. Il Parma sì, ma è questione di tempo. Il suo rientro in patria ha in Parma solo un passaggio (e una plusvalenza) per la vera meta: la Roma. La stagione in giallorosso è positiva: 10 gol in 26 partite alla prima esperienza italiana. Mica male per un ragazzino che aveva già percorso la strada dell’ascesa per poi tornare tra i comuni mortali della domenica pomeriggio italiana. Roma e Parma non trovano l’accordo per risolvere la comproprietà e Borini diventa interamente di proprietà della Roma. Nell’estate 2012 però arriva un altro colpo di scena: il Liverpool vuole Borini. E lo compra. Il viaggio di ritorno per l’Inghilterra è quello di un ragazzo che è già sulla via della consacrazione ed è uscito da quella fase adolescenziale dell’eterna promessa. I reds ci puntano: oltre 15 milioni di euro più bonus. Ma per capire l’affare bisogna seguire i movimenti di Brendan Rodgers: allenatore dello Swansea della promozione prima e del Liverpool che fa follie per l’italiano poi.

L’altalena Borini diventa affare della Premier, allora. La prima stagione al Liverpool è un flop: 1 solo gol in 13 presenze in Premier, chiuso anche dalla concorrenza. Gioca un po’ di più in Europa League ma anche lì le cose non vanno meglio. Siamo di nuovo al “basso” dopo aver gustato la parentesi romana e romanista positiva. Allora puntualmente la giostra riparte: prestito al Sunderland. Con i biancorossi disputa 40 presenze in stagione e realizza 10 gol. Non è un trend da bomber di razza ma Borini non lo è, non lo è mai stato e non lo sarà mai. La stagione è positiva: diventa importante nell’economia di squadra del Sunderland e si conquista una nuova possibilità al Liverpool. Steccata, nell’ultima stagione. 18 presenze totali e una sola rete, troppo poco. La bocciatura potrebbe diventare definitiva. La giostra si muove ancora e Borini è uno da ultimi giorni di mercato. Magari per l’ennesimo viaggio verso l’Italia. Quello della speranza perduta, o del rilancio. Dipende tutto dai punti di vista.

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