Fuoriclasse? Troppo eccessivo. Genio e sregolatezza? Troppo riduttivo. La storia di Alves de Souza Neto, più noto semplicemente come Edmundo

Edmundo era per tutti “O Animal” per via del suo carattere a dir poco fumantino e stravagante. Ma in campo, quando voleva, sapeva essere devastante. Seconda punta dal baricentro basso e dal dribbling ubriacante, ha dispensato classe tra Italia e Brasile lasciando però spesso parlare di sè più per gli atteggiamenti fuori dal campo che per quelli sul rettangolo verde.

Leggenda narra che una volta diede da bere birra ad uno scimpanzé durante il compleanno del figlio. Ma ne ha combinate anche di più gravi. Basti pensare che recentemente è stato condannato a quattro anni di reclusione per omicidio colposo in seguito ad un incidente datato 1995 nel quale persero la vita tre persone: lui ovviamente ha dichiarato di fare ricorso e di non presentarsi alla polizia.

Tornando al calcio sul campo, la carriera di Edmundo è costellata di successi importanti, pur se in tono minore rispetto alle sue qualità tecniche. Nato a Niteroi il 2 Aprile del 1971, si mette in luce in Brasile tra il 1992 e il 1997 vincendo tutto a livello nazionale con le maglie di Palmeiras e Vasco da Gama (con il quale vince anche il titolo di capocannoniere del campionato paulista con 27 gol), e trionfando anche con la Selecao nella Copa America 1997 (39 presenze e 10 gol il suo bottino totale in verdeoro). All’attivo anche qualche “colpo di testa”: qualche cartellino rosso di troppo o episodi non del tutto usuali come quando in una partita di Copa Libertadores persa dal suo Palmeiras sfoga la sua rabbia prendendo a calci la telecamera di un operatore locale.

Approda in Italia, a Firenze, nel gennaio del 1998 per una cifra intorno ai 13 miliardi di lire. L’ambientamento non è semplice e lui inizia a infastidirsi per le doppie sedute di allenamento e per lo scarso minutaggio concessogli dall’allenatore Malesani. La sua condizione fisica non è ancora ottimale per scendere in campo e in Italia si sa quanto si curano questi aspetti. Non lega con i compagni di squadra, in particolare con Manuel Rui Costa etichettato come ‘invidioso’. Ma dopo un paio di mesi inizia a mettersi in luce beneficiando del gioco offensivo dell’allenatore viola che lo lascia libero di svariare in attacco. Edmundo mostra subito una grande intesa con i compagni di reparto Oliveira e Batistuta.

Segna quattro gol ma fornisce assist deliziosi per i compagni contribuendo alla qualificazione alla Coppa Uefa. I tifosi iniziano ad innamorarsi di lui, lui non sembra ancora molto innamorato di Firenze e della Fiorentina. Nell’estate del 98 minaccia di lasciare il club e tornarsene in Brasile, pretendendo di “essere ricoperto d’oro come la società ha fatto con Batistuta” come condizione per restare. Nella stagione 1998-99, con l’approdo di Trapattoni sulla panchina gigliata, la Fiorentina è meno spettacolare ma lotta decisamente per il titolo dominando il girone di andata grazie ad una solida difesa e ad una spietata coppia gol formata da Edmundo e da Batistuta: tecnica sopraffina il primo, potenza devastante il secondo.

Fuori dal campo non vanno molto d’accordo a dir la verità, ma questo è relativo. Nemmeno il Trap riesce a metterlo in riga, beccandosi qualche ‘vaffa’ dopo una sostituzione all’Olimpico contro la Roma, ma il brasiliano si fa perdonare alla grande giocando un girone di andata strepitoso. Realizza otto reti, alcune di pregevolissima fattura ed infiamma il Franchi con numeri e giocate di alta scuola. Correre dietro gli avversari e ripiegare in fase difensiva non lo entusiasmano più di tanto, ma palla al piede fa quel che vuole. Peccato però per i tifosi viola che Edmundo ci ricaschi e metta in mostra il suo carattere ribelle e di lì a poco decidendo di partire allegramente per il Carnevale di Rio nel febbraio 1999 lasciando la Fiorentina orfana dei suoi due alfieri principali (i viola erano già privi di Batistuta infortunato).

Poche settimane dopo i gigliati abbandoneranno i sogni tricolore chiudendo il campionato al terzo posto. La ‘fuga’ di Edmundo era giustificata da un contratto che prevedeva il suo ritorno in Brasile nelle settimane in questione. Resta da pensare quale società sia così ingenua da permettere una cosa simile. E di lì a poco si interrompe bruscamente anche la carriera fiorentina di Edmundo, rispedito in patria dopo soltanto una stagione e mezza contrassegnata da bizze e colpi di classe.

Tornato protagonista in Brasile con le maglie di Vasco da Gama e Santos, Edmundo prova un colpo di coda approdando a sorpresa a Napoli nel gennaio del 2001 come salvatore della patria per cercare di salvare una squadra sull’orlo del baratro. Al suo arrivo dichiara: “Sono cambiato, vorrei stare qui 3-4 anni. Non tornerò in Brasile per il Carnevale, in fondo Napoli mi ricorda la mia Rio”. Sono in cinquantamila al San Paolo per la sua gara d’esordio contro l’Udinese. Dopo trenta minuti di belle giocate, si ferma per un guaio muscolare. E quando ritorna è a mezzo servizio.

La sua esperienza al Napoli dura pochissimo, appena sei mesi caratterizzati da una retrocessione, un ‘vaffa’ a Mondonico dopo una sostituzione e da quattro reti all’attivo. Ma in un periodo negativo per il calcio Napoli riuscì a riportare nella piazza partenopea la fantasia della grandezza, accolto come un re se ne andò quasi come un ladro lasciando una squadra dimessa ad una nuova retrocessione. Qualche anno dopo, l’allora allenatore partenopeo Mondonico disse che Edmundo fu uno dei pochi a lottare e a credere nella salvezza. Probabilmente era tutto il resto della squadra che non andava e il brasiliano voleva seriamente soltanto giocare e segnare per il Napoli. Fatto sta che nel 2002 Edmundo continua a stupire, trasferendosi prima in Giappone nel Tokyo Verdy poi per l’ennesima volta nel Vasco Da Gama facendosi notare più per qualche rissa in campo che per le gesta calcistiche. Fluminense, Figuirense e Palmeiras le tappe conclusive della carriera di Edmundo durata quasi un ventennio, terminata nel 2008 ancora una volta con il Vasco da Gama con il quale a 38 anni disputa una stagione importante coronata dal titolo di capocannoniere della Copa do Brasil.

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