1986, Argentina-Belgio 2-0: Maradona questa volta fa funzionare il piede di Dio

Probabilmente è stato il Belgio più bello della storia. Quello del 1986, guidato da Guy This, con alcuni campioni come il portiere Pfaff, il difensore Gerets e il centrocampista Scifo, tutti elementi di qualità anche e soprattutto perché dotati di spiccata qualità. Ma il sogno della finale di Coppa del mondo, che legittimamente anche i giovani Diavoli Rossi di oggi possono coltivare, all’epoca venne spazzato via da Diego Armando Maradona. Reduce dalla vittoria contro gli inglesi, El Pibe si ripete in semifinale decidendo la gara nella ripresa. E stavolta non ha bisogno né di affidarsi alla sua mano galeotta, né di giustificarla con qualche aiuto della Provvidenza (il Barba, lui chiama Dio, ed è definizione tipica di chi ha evidentemente una certa confidenza con le alte sfere). Argentina-Belgio viene risolta nella ripresa da due magie di sinistro. La prima è un tocco di esterno su un filtrante di Enrique, un cucchiaio forte e improvviso che brucia letteralmente sul tempo difensori e portiere avversario, disperatamente in uscita. Il 2-0, invece, è un’azione tipica del suo repertorio: Maradona parte palla al piede e affronta la difesa schierata, superandola attraverso una circumnavigazione sul centro-sinistra, per poi chiudere con un diagonale imparabile. Una rete che riproporrà in copia carbone a Brescia, con il suo Napoli. E manca poco che il 10 non si regali anche una tripletta. Ma è un’accelerazione troppo banale, manca un dribbling, un ostacolo da superare perché l’azione risulti bella e – di conseguenza – affascinante.

Poiché Lionel Messi è condannato – al pari di ogni talento che si affaccerà nel calcio argentino – al confronto con il suo predecessore, sarà bene che non buchi l’occasione per trasferire un po’ della gloria del mito a lui stesso. La gara con il Belgio, con la sua profonda similitudine, è un’occasione ghiotta per confrontarsi alla pari con  Maradona. Altrimenti, in caso di fallimento, Diego Armando Maradona continuerà a vincere il confronto col tempo, e chissà se si sentirà più giovane o più vecchio.

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