Marco Di Vaio è stato un grande bomber della Serie A, ma all’apice ci furono due momenti che ne condizionarono la carriera

Era pronto a spiccare il volo dopo le fragorose stagioni con le maglie di Salernitana e Parma, condite da grappoli di gol dei quali molti anche spettacolari: Marco Di Vaio ha quindi abbracciato la Juventus, fortemente voluto da Lippi e Moggi proprio nell’estate del grande ritorno dell’ex tecnico bianconero sulla panchina della Vecchia Signora dopo l’infausta esperienza alla guida dell’Inter. Il bomber romano ha sfiorato il cielo con un dito, salvo poi tornare a gonfiare la rete in provincia e all’estero, dove poi chiude la carriera in Canada da idolo della tifoseria dei Montreal Impacts.

Un brutto infortunio alla testa (commozione cerebrale e parecchi problemi di recupero) in una gara di Champions League tra Juventus e Newcastle, ma soprattutto l’improvvisa cessione al Valencia per 11 milioni di euro, una cifra comunque ragguardevole non essendo mai stato veramente un titolare della formazione torinese. Si trattò tutto sommato di una cessione improvvisa, magari non proprio impronosticabile, della quale però rimase sorpreso anche Fabio Capello. Siamo nel 2004, momento del passaggio di Lippi in Nazionale e del tecnico friulano alla Juventus dopo un inatteso blitz della Triade sull’allenatore della Roma che non riceveva lo stipendio dai Sensi da più di 6 mesi.

Fu proprio Capello ad andare a cercare Moggi negli ultimi giorni di quella sessione di mercato che portò Zlatan Ibrahimovic in Italia: “Direttore, ma hai venduto Di Vaio e non mi dicevi niente?”. Ecco che viene fuori il modus operandi di un dirigente che, al netto di tutto ciò che s’è discusso dopo, sapeva muoversi sul mercato nazionale e internazionale come nessun altro. Capello apprese infatti la notizia dai quotidiani sportivi. Di tutto punto la risposta di Moggi fu: “E come no! Domani te lo dicevo…”. E’ una conversazione riportata qui testualmente che spiega l’ordine precostituito della Juventus di quegli anni anche di fronte a un tecnico pluridecorato come Fabio Capello.

Di Vaio accettò di buon grado il passaggio in Liga. Lo trovava stimolante, andava a guadagnare quasi il 50% in più che a Torino e quello era un Valencia di tutto rispetto. Tant’è che Di Vaio va anche a conquistare (con un sigillo personale) la Supercoppa Europea dopo aver perso con la Juventus, senza scendere in campo, la Champions League 2003 in finale contro il Milan. Proprio al Milan segnò in bianconero uno dei suoi gol più belli con la maglia della Vecchia Signora con una staffilata delle sue da fuori area. Poco prima aveva fallito il pareggio di testa da pochi metri contro un Dida che era davvero al top della sua carriera.

Computo finale, per rendere merito a Di Vaio, ritiratosi dal calcio professionistico: 142 reti segnate in Serie A alla pari di Christian Vieri, Benito “Veleno” Lorenzi e Paolino Pulici. Con 3 stagioni in campionati esteri negli anni migliori (2 a Valencia, 1 in Francia a Montecarlo) e tantissima Serie B dopo essere uscito dalle giovanili della Lazio dove rappresentava il meglio di quando prodotto dal vivaio biancoceleste in quegli anni insieme all’amico di sempre Alessandro Nesta.

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