Chelsea-Inter 2010, sponda nerazzurra nell’anno d’oro. La partita che ha messo davvero Mourinho nel tempio degli immortali del calcio

Londra, 16 marzo 2010. I tifosi interisti giunti nella città della regina portano in valigia tanta speranza e il buon 2-1 di San Siro. I gol di Milito e Cambiasso però non bastano a rimuovere gli strascichi delle cocenti eliminazioni degli anni precedenti con Villarreal, Valencia, Liverpool e United. Stamford Bridge è un fortino e Drogba fa paura. In più c’è uno strano leitmotiv che campeggia in questa serata pazza: “Welcome back Mourinho”. Come se ai tifosi interisti non bastasse l’aver assodato che il destino li vuole lontani da traguardi europei, adesso i londinesi si mettono pure ad addolcire Mourinho.

Gli esperti del meteo e i luoghi comuni dicono che marzo sia un mese pazzo. In effetti in questo periodo non è mai facile prevedere cosa il cielo deciderà di riservare a chi sotto il cielo ci abita. Questo pezzo però non racconterà della tipica eccezione che conferma la regola, anzi avvalorerà la tesi dei meteorologi, sebbene il clima non c’entri nulla. Il protagonista sarà il calcio e una storia tenutasi in quel marzo pazzo del 2010.

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Quando la luce del sole comincia ad affievolirsi e Chelsea-Inter è sempre più vicina, il primo segno che marzo sia pazzerello quasi quanto Mourinho viene subito fornito dalle formazioni ufficiali. L’Inter che dovrà difendere il vantaggio di misura ottenuto in casa se la giocherà a Londra con 4 attaccanti. Sneijder dietro Milito, Eto’o e Pandev larghi. A centrocampo i “soli” Cambiasso e Thiago Motta. Una formazione difensiva, tanto per capirci.

La cronaca della partita rallenterebbe la storia che, essendo pazza, ha bisogno di essere integrata con le spiegazioni tattiche di un modulo da pazzi. Quella sera a Stamford Bridge Mourinho ha preso l’Inter e ha deciso di darle un’anima. Ha capito che se Eto’o è disposto a fare le diagonali difensive dopo aver vinto tutto solo un anno prima col Barcellona, allora si può fare qualcosa di importante.

Quando hai una squadra così, il modulo diventa solo una sequenza di numeri, perché è l’interpretazione della partita che conta. L’Inter quella sera giocó con 11 uomini in difesa e 10 uomini in attacco (Julio Cesar aveva poco da interpretare, doveva parare e basta). Quando il difensore è anche il Pallone d’Oro africano, di certo se superi la metà campo prima o poi il gol lo fai. E c’è un altro personaggio in questa pazza storia che quella sera applicando la tecnica al calcio ha superato il limite della pazzia, diventando geniale. Perché Wesley Sneijder quella sera fu come la grappa per gli astemi: splendidamente ubriacante. A un certo punto, nel secondo tempo, Sneijder decise di versare un po’ di grappa su un bicchiere d’argento ad Eto’o che con un tocco d’esterno battè Turnbull. Forse il vento è cambiato, forse il karma di un’Inter efficace e vincente stavolta la porterà a traguardi europei. Almeno per una volta.

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L’Inter quindi vince 0-1 e va ai quarti di finale. Dopo le sbronze andate a male di Villareal, Valencia, Liverpool e Manchester, gli interisti sono ubriachi di gioia quasi da sembrare pazzi. Come il sistema di gioco, il 4-2-3-1, che da stasera verrà sdoganato in Italia. Pazzi come questa sera di marzo, come questa partita e la squadra che l’ha vinta. Marzo pazzo!

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