Dalla vittoria contro l’Inter del 2010 alla lotta per rimanere in serie B nel 2015, con lo scandalo di Pulvirenti: la parabola del Catania

Venerdì 12 marzo 2010, Catania, stadio Angelo Massimino. È una serata di pioggia. Una di quelle per cui vale il detto marzo pazzo. Non piove dal 9 marzo, data di fondazione dell’Inter che stasera proprio al Massimino affronterà la squadra etnea. Il Catania viene da una larga vittoria col Bari e da un buon pareggio a Cagliari. Risultati a seguito dei quali si trova a +5 dalla zona retrocessione. L’Inter invece viene da tre 0-0 nelle ultime 4 partite ma mantiene ancora salda la testa della classifica. Fra 4 giorni l’Inter dovrà andare a Stamford Bridge per giocarsi il ritorno degli ottavi di finale con il Chelsea ma questa non può essere una scusa in caso di non vittoria. La squadra milanese deve vincere e ha tutti i favori del pronostico.

Comincia la partita. E’ un primo tempo blando e dalla scarsa intensità. A Catania sta già piovendo. Le squadre vanno negli spogliatoi sul risultato di 0-0. Dopo 9 minuti dall’inizio della ripresa il solito Milito porta in vantaggio l’Inter. La partita va avanti spedita sul binario nerazzurro, quando ad un certo punto accade qualcosa. Pablo Alvarez mette un cross rasoterra e Maxi Lopez con un tap-in la butta dentro, 1-1. Passano 5 minuti ed entra Muntari. Dopo 60 secondi dal suo ingresso in campo ha già preso 2 ammonizioni banalissime: ghanese espulso e rigore per il Catania. Sul dischetto va neanche a dirlo Mascara che batte Julio Cesar con un cucchiaio. Continua a piovere e la serata è fredda ma il Cibali è una bolgia. L’Inter prova ad attaccare ma è impotente di fronte a questo super Catania. Al 90′ Martinez prende palla sulla fascia, lascia secchi Lucio e Materazzi e batte Julio Cesar per la terza volta con un gol da favola. Il Massimino esplode all’urlo “Clamoroso al Cibali!”. Inter battuta. È la serata delle 3 M: Maxi Lopez-Mascara-Martinez. E’ la serata della Magia!

Sabato 11 aprile 2015, Catania, stadio Angelo Massimino. Le aspettative di inizio campionato non sono state rispettate. Il Catania non andrà in Serie A: avrà già fatto abbastanza se riuscirà a salvarsi ed evitare la Lega Pro. È una bella giornata, una di quelle che a Catania si vedono spesso, con tanto sole. Il Trapani la salvezza l’ha già praticamente conquistata nel girone d’andata, prima che bomber Mancosu andasse via. Il Catania invece è in una situazione delicatissima nonostante una convincente vittoria per 0-3 sul campo del Varese.

Il primo tempo si conclude 0-1 in favore degli ospiti e i tifosi rossazzurri sono spazientiti dall’ennesima prestazione abulica e incolore della squadra. All’inizio della ripresa però è tutta un’altra storia. Schiavi si rivela bomber e ne fa 2, ai quali si aggiungono il gol di Castro e l’autogol di Terlizzi. Finisce 4-1, il Catania riesce a portare a casa il derby siciliano e adesso può guardare con più ottimismo alla salvezza.

In mezzo a questi 2 momenti che distano fra loro 5 anni, gli episodi hanno portato il Catania dal battere i futuri campioni d’Europa, a giocarsi la permanenza in Serie B contro il Trapani. Nonostante i continui bilanci chiusi in attivo qualcosa si è rotto. L’empatia fra il Catania e i suoi calciatori argentini non c’è più. Sono lontani i tempi in cui la coppia “Pitu-Papu” (Barrientos-Gomez) faceva strabuzzare gli occhi ai tifosi etnei, è lontano l’ottavo posto in Serie A davanti proprio all’Inter ed è lontano Pietro Lo Monaco, l’uomo che con lungimiranza ed efficienza importava semplici giocatori dall’Argentina, che a Catania diventavano ottimi giocatori. Non c’è più lo zelo che c’era prima fra i tifosi e il presidente Pulvirenti, l’uomo che faceva volare gli aerei e che la mattina del 23 giugno 2015 ha fatto sprofondare Catania, i catanesi e il loro orgoglio.

Quella mattina non solo il Catania ma anche l’etica e i più ingenui appassionati di calcio si sono un pó disinnamorati dello sport. Inutile parlare delle questioni giudiziarie e burocratiche che derivano da ciò che quel maledetto giorno è stato scoperto. Meglio parlare di calcio e di campo, tempio laico di chi fa del calcio una fede e in cui vorremmo che “l’autogol di Terlizzi” non si fosse mai verificato. Meglio ricordare quella serata uggiosa ma piena di trasparenza e magia in cui un intero popolo, adesso indignato, si unì unanime all’urlo “Clamoroso al Cibali!”.

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