Tradizione di grandi attaccanti. Jackson Martinez è in ordine l’ultimo bomber di razza arrivato all’Atletico Madrid

Da quella parte del Manzanarre dove l’attaccante si costruisce in casa o quasi. Più o meno lontani dal modello canterano del Barcellona e altrettanto distanti dalla filosofia galactica del colpo mediatico per garantirsi il successo alle presidenziali. L’Atletico Madrid ha avuto negli anni una serie di attaccanti di livello da far invidia a qualunque squadra europea. Il modello d’acquisto ricalca spesso lo “sconosciuto” arrivato dal Sud America con l’etichetta addosso del potenziale fenomeno, che poi lascia il Calderon con il termine “potenziale” cancellato da gol e prestazioni sontuose. Senza dimenticare qualche colpo di mercato in grande stile: da Vieri a Jackson Martinez. Passando per Falcao, l’acquisto più oneroso della storia dei Colchoneros. 75 milioni di Euro versati negli ultimi 4 anni nelle casse del Porto per avere Falcao e Martinez. Un trend che sembra invertirsi: l’Atletico non è più quella bellissima e simpatica realtà che vende attaccanti che si sono affermati nella Madrid biancorossa. L’Atletico adesso compra. E compra bene.

Ma parlavamo di tradizione, gol. Di numeri 9 con la casacca biancorossa. Di quando il numero era una sorta di scelta obbligata. La storia dei grandi attaccanti dell’Atletico Madrid parte negli anni immediatamente seguenti alla guerra civile spagnola. Otto calciatori di quella squadra morirono durante la guerra. Francisco Campos, capace di segnare 120 gol negli anni tra il ’39 e il ’48, arrivò invece al termine della guerra civile e diventò un simbolo dell’Atletico Madrid che cambiava nome in Athletic Aviación de Madrid, fondendosi con una squadra che rappresentava, appunto, l’aviazione militare spagnola. Anni nei quali anche Pruden conquistò il “Pichichi”, il trofeo per il capocannoniere del massimo campionato spagnolo. La storia continua con Escudero, 169 gol tra il ’45 e il ’58. E arriva ad Aragones.

La storia di Aragones è quella del più grande marcatore di tutti i tempi con la maglia dell’Atletico Madrid. Ma le 173 reti sono quasi il contorno nella carriera di un attaccante simbolo di uno dei momenti storici migliori dell’Atletico. A cavallo tra anni ’60 e ’70: quattro scudetti e una finale di Coppa dei Campioni persa contro il Bayern Monaco. Una crescita costante per il club, che diventava un punto cardine anche del calcio europeo. Poi quella finale di Coppa. Aragones, soprannominato Zapatones per l’alto numero di scarpe (si dice 44), giocò la finale contro il Bayern e poi si ritirò. Diventò subito l’allenatore dell’Atletico. E su quella panchina appena qualche mese dopo vinse una storica Intercontinentale, giocata perché il Bayern Monaco rinunciò per problemi di calendario.

Garate, negli stessi anni, fu capocannoniere della Liga per 3 stagioni consecutive. E in un caso, nel ’68-’69, riuscì a vincere il titolo giocando solo 20 partite e saltando le altre per infortunio. Altra storia da raccontare. Ma la storia appunto, va avanti. Arriva agli anni ’80: Hugo Sanchez. Il messicano capace di vincere 5 campionati spagnoli consecutivi e 4 titoli di capocannoniere ma con il Real Madrid. Prima di passare ai blancos però arrivò in Spagna proprio all’Atletico. Quattro stagioni a grandi livelli, 54 gol in 111 presenze, una Coppa di Spagna vinta e la consacrazione definitiva. Per diventare ancora più grande poi con quell’altra squadra di Madrid. Quello che a Falcao, in un rincorrersi di corsi e ricorsi storici, non fu permesso.

La fine degli anni ’80 vede Baltazar fare due stagioni di altissimo livello. Gli occhi del mondo su di lui. Calciatore brasiliano, fisico nella media e istinto da bomber puro. Oggi in Brasile non c’è un attaccante così dal punto di vista realizzativo, per intenderci. Poi passò al Porto, nonostante ci sia una vecchia storia che parla dell’innamoramento calcistico di Gianni Agnelli per lui. Fu mandato via dall’Atletico quando arrivò Schuster, per rispettare la regola sugli stranieri che vigeva all’epoca. Altro attaccante capace di fare bene in biancorosso.

La parentesi di Manolo non è altrettanto fortunata ma nel ’92 vince anche lui il Pichichi. Lo stesso trofeo che qualche anno dopo alzerà Christian Vieri. L’unico italiano a riuscirci. Trasferitosi dalla Juve all’Atletico per oltre 34 miliardi di Lire. “Il trasferimento migliore della mia vita”, dirà Bobo in seguito. Forse ha ragione lui. E quel gol dalla linea di fondo che ancora oggi desta meraviglia. Sembrava un attaccante completo. Gli anni d’oro di Vieri all’Atletico. Oggi può essere un manifesto romantico di un calcio anni ’90 che ha un maledetto fascino. Ma l’Atletico è terra di grandi attaccanti anche negli anni 2000.

Fernando Torres ci gioca sette anni poi passa al Liverpool nel 2007. Gli anni di Forlan e Aguero. Il primo scarpa d’oro poi precocemente fallito nell’Inter post-triplete. Il secondo giovane promessa raccolta dal Sud America e trasformato in uno degli attaccanti più forti del mondo. Falcao, poi. Un acquisto oneroso e una media reti pazzesca: 52 gol in 68 partite. E oggi quel Falcao manca a questo mondo del calcio, mentre cerca in Londra una piccola Madrid. Mentre a Jackson Martinez brillano gli occhi. Magari sarà il prossimo. Ma la storia dei bomber da quella parte di Madrid di certo non finirà ora. E che storia.

Christian Vieri: Top 5 Goals con l’Atletico Madrid [VIDEO]

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