Ultima chiamata per Mario Balotelli. A dirlo è il suo procuratore e uomo ovunque, anche della Provvidenza, Mino Raiola.

La destinazione è dunque ancora Oltremanica, quindi Liverpool, club che non ha bisogno di adottare un codice etico per SuperMario o meglio, se ne ha bisogno e perché i Red vengono dall’esperienza Luis Suarez, uno che sul campo (il gossip è un altro discorso) ha sempre creato situazioni da grattacapo ben superiori a quelle di Balotelli. Il che non significa che Suarez è peggio, perché altresì sul campo ha dimostrato di essere un giocatorone e Balotelli invece no.

E quindi, anche, Balotelli saluta il rossonero, tanto voluto, chiamato a gran voce, desiderato. Da ragazzo era tifoso del Milan. In un anno e mezzo non lo ha però dimostrato. E pensare che i rossoneri pensarono a lui già a 15 anni, quando stupiva gli addetti ai lavori nei suoi primi passi nel calcio adulto con il Lumezzane. Fu però giusto un pensiero, perché il preferito dalla dirigenza del Diavolo, l’uomo che veramente faceva impazzire i piani alti di casa Berlusconi, era un suo omologo, appena più anziano: si chiama Stefano Okaka Chuka. Per lui, ora alla Samp, in via Turati si strapparono i capelli quando seppero che aveva scelto e preferito la Roma (le malelingue dissero anche in cambio di un lavoro per i suoi genitori all’interno del centro sportivo di Trigoria). Il Milan e Okaka Chuka si strinsero la mano. E il giorno dopo arrivò la sorpresa.
Non accadde lo stesso quando Balotelli, allora ancora Barwuah (cognome del padre naturale), fu prelevato dall’Inter con la prima vera operazione imputabile all’attuale direttore generale Piero Ausilio allora nel nucleo degli osservatori del settore giovanile e “uomo dei contratti” di Moratti. Balotelli piaceva ma non meritava uno strappo economico alla regola (300.000 euro di cartellino). Poi Galliani fece di tutto per riportarlo. E infine anche per rispedirlo. Perché le storie di un matrimonio non sono quasi mai uguali al matrimonio stesso. La vita insegna…
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