Cassano raccontato attraverso le parole del tecnico che lo lanciò non ancora maggiorenne nel grande calcio: dal Bari alla Sampdoria-bis…

Bisogna capire quelle sono le sue condizioni fisiche. Se tornerà un atleta farà la differenza sicuramente. Credo che ce la metterà tutta per riconoscenza nei confronti della società”. Eugenio Fascetti ha commentato così la scelta di Antonio Cassano di tornare a vestire la maglia della Sampdoria. Una maglia di un paio di taglie in più rispetto a quella che un calciatore dovrebbe indossare, ma la sfida è proprio il recupero del calciatore originario di Bari vecchia, fermo da diversi mesi dopo l’addio turbolento al Parma. Inutile, adesso, soffermarsi sulle tappe fallimentari del percorso calcistico di FantAntonio, eterno talento incompreso, o irrisolto, dipende dai punti di vista. Ha sprecato tanto, dal Real Madrid alla Sampdoria, passando per le due milanesi. Abbiamo raccolto le dichiarazioni che negli anni ha rilasciato proprio Fascetti per raccontare i momenti e le proprie impressioni su quel calciatore che lanciò ormai 15 anni fa nel Bari. Fascetti era in panchina in quel Bari-Inter, quando Cassano mandò a spasso tutta la difesa dell’Inter, Laurent Blanc incluso, e andò a festeggiare sotto la Nord, piena zeppa di amici della propria città, un gol diventato con il tempo leggenda. Almeno a Bari, in quella parte della città che vive per e con il Bari.

Io sorpreso dalla prodezza? Perché mai? Faceva numeri del genere ogni giorno in allenamento. – raccontò lo stesso tecnico al Corriere dello Sport qualche anno fa – Quella rete era la sintesi di ciò che era all’epoca: un ragazzino magari irriverente che nemmeno si rendeva conto di quello che stava combinando”. La sintesi perfetta di quello che il diciottenne Cassano era. E magari anche di quello che sarebbe potuto essere, ma non è stato. Gli è mancata la testa, si dice. Fascetti avrebbe voluto montargli la testa di un altro Antonio che ha allenato e lanciato, Conte. E lo ha raccontato meno di un anno fa alla Gazzetta dello Sport: “Se potessi, monterei la testa di Conte sulle gambe dell’altro Antonio: verrebbe fuori un ‘mostro’ calcistico perfetto, un godimento per lo spettacolo. La fantasia del barese e il rigore tattico del leccese”.

Poi il fallimento di Madrid, prima del rilancio alla Samp. Sull’esperienza blanca l’allenatore di una vita ha le idee chiarissime: “Sono ancora arrabbiato con lui per essersi lasciato scappare la grande chance di Madrid, che avrebbe dovuto giocarsi meglio perché pochi giocatori sono da Real e in Spagna aveva tutte le chance per diventare veramente grande”. Si sarebbe lasciato sfuggire altre occasioni, mica solo quella. “Non può fallire”, disse in maniera lapidaria lo stesso Fascetti a Radio Kiss Kiss quando il fantasista firmò con il Milan. E invece no, fallì anche lì. Addio, porte sbattute, polemiche. Arriva l’Inter ma il copione non cambia. Eppure il tecnico era sempre ottimista anche prima di quell’avventura (“Cassano è una seconda punta, può benissimo giocare alla spalle di Milito, con Sneijder più indietro”, raccontò). Poi anche all’Inter l’addio, le polemiche, Mazzarri, il Parma. E adesso la Sampdoria, casa sua. Fascetti ha pochi dubbi: “L’ambiente migliore per il suo rilancio”. Ma non è la prima volta. 

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