Andrea Pirlo lo si racconterà meglio a carriera conclusa, ma il suo primo gol segna l’inizio di una carriera memorabile

I chilometri di inchiostro si spendono, tra vecchi e nuovi trofei, nella comparazione tra il Pirlo milanista e il Pirlo juventino, nella storia dei calci di punizione, delle “maledette”, anche del gossip. In pochi però ricordano quanto tutto ebbe veramente inizio, cioè quando Andrea Pirlo siglò il suo primo gol in Serie A. E’ vero, già da tempo veniva considerato un predestinato, teneva per mano la Under 21 insieme al compagno di merende Roberto Baronio (insieme vinsero un Torneo di Viareggio da outsider con la Primavera del Brescia e Baronio è stata anche la causa del Pirlo trequartista fino all’intuizione che fu in comproprietà tra Mazzone e Ancelotti in due momenti diversi della carriera del genio lombardo).

Perché il gol, anche per un centrocampista, vale esattamente come un battesimo. O meglio, come la prova definitiva che ci sei, che fai parte ufficialmente del calcio adulto. E quindi una delle possibili storie del Pirlo che tutti oggi abbiamo conosciuto potrebbe iniziare da lì, da Brescia-Vicenza stagione 1997/98, da una sfida a campionato ancora da costruire, girone d’andata, partita beffa per le Rondinelle perché vinceranno 4-0 meritando forse anche di segnarne il doppio, eppure a fine stagione sarà proprio il Vicenza per un punto a mandarle in Serie B. Allenatore: Materazzi father. Nonostante un Hubner livelli pazzeschi, quello della prima giornata a Milano contro l’Inter (rimonta nerazzurra merito del solo Recoba, all’esordio in Serie A, poi di nuovo dimenticato da Gigi Simoni). Quell’Hubner che trita anche il Vicenza, imprendibile in ogni sgroppata e micidiale sottoporta con o senza estetica, con o senza la proverbiale potenza con la quale sfondava le reti di tutte le categorie.

Quello stesso Hubner che servì a Pirlo l’assist del gol del definitivo 4-0, con il giovane “fantasista” che corre a rimorchio per tutto il campo, raccogliendo l’invito dell’attaccante che intanto si è liberato di mezza difesa sulla destra: Pirlo raccoglie l’invito e già in quel gesto di depositare la palla abbastanza comodamente in rete c’è quasi tutto ciò che avverrà nei successivi 15 anni. Eleganza, facilità irrosoria, pulizia, scaltrezza, lucidità. Sembra Gianni Rivera, è vero. Le cose difficili che sembrano facili. E Hubner in cambio riceverà fior di assist prima che il giovine Andrea Pirlo prenda la strada di Milano, sponda interista, dove vivrà l’equivoco tattico che costerà anche la carriera a Marco Tardelli, suo mentore nell’Under 21 che non seppe mai reinterpretare il genio del folletto nativo di Flero nel calcio che conta.

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