Con Alan Shearer in campo, anche nella grigia Newcastle splendeva il sole. Braccio alzato e corsa sfrenata. Esultanza vecchio stampo, in un calcio che non c’è più

La magia del calcio inglese anni 90, gli stadi sempre pieni, il dominio del Manchester United, l’inizio di una nuova era, la fine del fenomeno Hooligans, niente scarpini colorati, grandi uomini e grandi campioni. Questo il contesto nel quale Alan Shearer ha fatto la storia. Per “Il leone di Gosforth” il calcio aveva un solo scopo: sentire il boato del pubblico dopo ogni sua rete. L’unica cosa che contava era buttarla dentro, non importa come. Veroniche? Preziosismi? Colpi di tacco? No, grazie. Ma passatemi il pallone nei pressi dell’area di rigore, che al resto ci penso io. In fondo, non è il gol l’essenza del calcio? Bomber incontrastato del calcio inglese negli anni 90, Alan Shearer è stato il degno erede di Gary Lineker indossando la maglia numero 9 dei tre leoni per quasi un decennio da protagonista. Centravanti completo, forte fisicamente e infallibile in area di rigore, detiene il record di gol di tutti i tempi della Premier League (260), giocando e segnando soltanto con tre maglie: Southampton, Blackburn e Newcastle.

Micidiale di testa, dotato di un destro secco potente e preciso, ha ottenuto in carriera poco o nulla in rapporto al suo valore. Stilisticamente imperfetto, denigrato da qualche esteta del calcio, ma spaventosamente puntuale all’appuntamento con il gol. Ne ha fatta di strada Alan Shearer prima di diventare un campione. Nato a Newcastle (più precisamente nel sobborgo di Gosforth) il 13 agosto 1970, da ragazzino viene scartato dal suo futuro club, firmando a sedici anni per il Southampton con il quale esordisce in Premier.

Tecnicamente il ragazzo è ancora ruvido, ma i gol li sa fare eccome. Addirittura ne segna tre all’Arsenal poco più che ventenne. Il grande salto nel 1992 con la maglia del Blackburn, fortemente voluto da Kenny Dalglish. E’ qui che Alan Shearer esplode, sia a livello personale (capocannoniere per due stagioni consecutive) ma soprattutto a livello di squadra conquistando uno storico titolo con i Rovers nella stagione 1994-95, un titolo che da quelle parti non vedevano da ben 81 anni. E sarà anche l’unico trofeo in tutta la carriera conquistato dal bomber britannico, se si eccettuano i premi individuali. Segna sempre, anche con la maglia della nazionale, con il quale ha collezionato più amarezze che gioie. La prima nel 1994, con l’Inghilterra incapace di qualificarsi ai mondiali statunitensi. La grande occasione arriva due anni più tardi. L’Inghilterra disputa in casa gli Europei 1996 da favorita e su Alan Shearer sono riposte gran parte delle speranze di vittoria dei ragazzi di Hoddle.

Nonostante un periodo di astinenza insolito per lui nelle gare di qualificazione, Alan Shearer non delude le attese: segna all’esordio contro la Svizzera, poi colpisce anche contro Scozia e Olanda, laureandosi capocannoniere della manifestazione. La delusione cocente, però, è dietro l’angolo: la semifinale contro la Germania è un dramma sportivo per gli inglesi che vengono sconfitti ai calci di rigore. Quegli stessi rigori maledetti che condanneranno l’Inghilterra anche ai mondiali del 1998 contro l’Argentina negli ottavi di finale più thrilling della storia. Se in nazionale le gioie sono poche, non si può dire la stessa cosa in Premier.

Alan Shearer nel 1996 passa al Newcastle, rifiutando anche il corteggiamento del Manchester United pur di tornare nella propria città e nella squadra che sognava fin da bambino. E’ il ritorno del figliol prodigo. Con lui i Magpies possono sognare qualcosa di più del solito campionato di transizione. In una finestra di mercato si vocifera anche di un interessamento della Juventus, pronta a garantirgli le giuste vetrine internazionali, ma per Alan Shearer nessuna coppa è paragonabile all’emozione di giocare e segnare davanti ai 50mila del St. James’ Park. La musica è sempre la stessa, capocannoniere anche con i Magpies nella prima stagione (96-97), gol a grappoli alternati a scarsi risultati di squadra. Con i bianconeri rimarrà fino al 2006, per un totale di 404 presenze e 206 reti, diventando in breve tempo il trascinatore e il capitano contribuendo a traguardi importanti come il raggiungimento della fase a gironi della Champions League nel 2002 e migliorando i suoi record personali a livello realizzativo anche in campo europeo (capocannoniere della Coppa Uefa nel 2004 e nel 2005).

Solamente in due stagioni non va in doppia cifra a causa di un grave infortunio al ginocchio che rischia seriamente di interrompergli la carriera. Nel 2009, a tre anni dal ritiro dall’attività agonistica, torna a Newcastle da allenatore, non riuscendo però ad evitare una dolorosa retrocessione. Una macchia che non gli ha impedito di ricevere la stima e l’affetto di una tifoseria che lo ha amato come pochi. Come quando, nel 1998, l’allora manager dei Magpies Ruud Gullit premeva per una sua cessione causa la scarsa dedizione al lavoro che Alan Shearer poneva in allenamento. Come andò a finire? Fu Gullit a fare le valigie.

Alan Shearer Goals Compilation [VIDEO]

https://www.youtube.com/watch?v=iuCjNU0jYu8

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