Ci sono nazionali meteora. Che però hanno il potere di fare paura. Come quella di Israele guidata da Emmanuel Scheffer in Messico.

1970, Messico. “Gli israeliani sono tecnicamente ottimi giocatori. Almeno quattro di loro potrebbero figurare benissimo in qualsiasi club italiano. Forse non sono troppo organizzati, peccano d’ingenuità e questo è il loro difetto maggiore. Ma tutti quanti possiedono una preparazione atletica eccezionale, un grande dinamismo: attaccano in sette, si difendono in dieci, corrono per tutti i novanta minuti senza concedersi soste, sono inesauribili”. A parlare così di Israele è Ferruccio Valcareggi, che alla vigilia del terzo incontro nel girone paventa una nuova disfatta stile Corea e mette le mani avanti. La paura è motivata, come dimostra la partita degli azzurri che finisce 0-0 e certo non brilla né per coraggio, né per qualità. Un rispetto tale la nazionale esordiente – e sarà la sua prima e unica volta – lo merita più per il profilo del suo Commissario Tecnico che per i risultati acquisiti nei giorni precedenti. L’esordio nel girone, contro l’Uruguay, ha visto Israele perdere 2-0, denunciando imbarazzi difensivi piuttosto evidenti, corretti solo in parte nel successivo 1-1 con la Svezia. Ma l’allenatore è una personalità forte e merita di essere ricordato. Si chiama Emmanuel Scheffer, ha 46 anni, è nato in Germania nel 1924 ed è superfluo dire che le tragedie del Novecento lo hanno costretto a varie migrazioni. In Polonia ha anche fondato un club di soli calciatori ebrei ma anche lì ha incontrato ostilità. Dal 1950 allena in Israele e si segnala per aspetti innovativi. Soprattutto tenendo conto del compassato calcio dell’epoca, la sua attenzione verso gli aspetti fisici è notevole. Con lui si lavora molto e si vive lo sport con un alto senso di professionalità. La testimonianza di uno dei suoi giocatori, Itzahak Shum, definisce adeguatamente il suo ritratto: “Conosceva tanti anni fa ciò che stiamo realizzando solo ora. E’ stato un innovatore e ha insistito sempre su tre sessioni di allenamento al giorno, una richiesta che i giocatori di oggi, probabilmente, non sarebbero in grado di sostenere. E’ stato un onore essere allenato da lui”. Quanti mister oggi avrebbero l’ardire di chiedere altrettanto ai propri giocatori?

 

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