1998: la Lazio di Eriksson batte l’Empoli 3-1

Parlare oggi della Lazio di Stefano Pioli come di una macchina che produce spettacolo e sostanza è tutt’altro che sbagliato. I risultati parlano chiaro, ma ancor più è la dimensione tecnica raggiunta dalla squadra che sta ulteriormente rafforzando i sogni dei tifosi, in un finale di stagione che potrebbe regalare il massimo: un posto diretto in Champions League, una vittoria in Coppa Italia, due anni dopo dall’ultima ottenuta sui cugini della Roma.

In questi casi, a maggior ragione quando in campionato si sono già ottenute sette vittorie di fila, esiste la tentazione di andare a caccia di riferimenti ad altre squadre del passato. Del resto, la Lazio 2014-15 è a due passi dal record dei 9 successi di fila raggiunto da Sven Goran Eriksson nel 1998-99. Per avvicinarlo ulteriormente, ha bisogno di raccogliere i 3 punti domenica pomeriggio contro l’Empoli. In un impegno tutt’altro che agevole con i toscani, che hanno fatto sudare la Juve e che sono stati capaci di pareggiare in moltissimi campi, c’è bisogno di grande concentrazione. E anche di una fonte d’ispirazione e proprio la gestione di un tempo del mister svedese può venire in aiuto. Non quella della stagione citata, ma occorre risalire a un campionato prima, quando all’Olimpico Lazio ed Empoli si affrontarono per la prima volta. E il divario apparve appagante per il pubblico di casa, anche se non mancarono difficoltà per riuscire a raggiungerlo.

Al riposo le due formazioni andarono sull’1-1. Ad aprire le marcature ci pensò Pavel Nedved, lanciato davanti al portiere da un assist in profondità di Roberto Mancini (e già questi nomi la dicono lunga sullo spessore tecnico della Lazio dell’epoca). Il sinistro del ceco fu così forte da non lasciare scampo. Ma ieri come oggi, una delle virtù degli avversari – adesso è addirittura la principale – è rappresentata dalla capacità sulle palle inattive. Ed è così che da un calcio d’angolo la deviazione di Cappellini riuscì a mettere alle spalle di Marchegiani il pallone del pareggio.

Nel secondo tempo la Lazio entra in campo con una rinnovata furia. Troppo importante è la posta in palio per una squadra che sta lottando nelle massime posizioni di vertice. Arriva così il gol del 2-1 di Negro: una botta al volo da fuori che forse oggi i difensori a disposizione di Pioli non saprebbero riprodurre in maniera così perfetta.

La ripresa è anche caratterizzata da qualche errore di troppo da parte di Casiraghi, decisamente in giornata poco fortunata. Ma a rendere più giusto il punteggio, vista la superiorità del volume di gioco espresso, arriva la rete nel finale proprio del sostituto del bomber: Guerino Gottardi. Un destro a tu per tu con Roccati, frutto soprattutto di un ottimo controllo di palla sull’invito di un compagno.

Quella Lazio era agli albori di un ciclo che l’avrebbe portata alla migliore striscia di continuità della sua storia. Chissà se quella odierna sarà altrettanto capace di durare nel tempo.

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