Totti: la bandiera di una squadra, l’idolo di una curva, il rappresentate di una città

Totti e Roma: un binomio inscindibile. Non Totti e la Roma, avete capito bene, ma Totti e Roma. Roma città, la Città Eterna, la capitale d’Italia ecc…  Quasi che si potrebbe dire non esiste l’uno senza l’altra, anche se possiamo ovviamente dire che l’altra è esistita per parecchi secoli senza l’altro. Eppure se non fosse stato per l’intercedere in prima persona dell’allora presidente della Roma Viola, er pupone sarebbe diventato niente meno che laziale. Sappiamo che può sembrare una bestemmia per molti, ma la storia ci dice che la Lodigiani, nelle cui fila, dopo i primi anni alla Fortitudo, il bambino  Francesco gioca all’età di 12 anni, ha raggiunto un accordo con la Lazio. Il responsabile del settore giovanile della Roma, Gildo Giannini, si reca a casa dei genitori del giovanissimo futuro fenomeno e riesce a convincere (crediamo senza troppi sforzi, data la fede della famiglia Totti),  papà e mamma a mandare Francesco nelle fila dei giallorossi. Ne nasce un incidente diplomatico fra le tre società coinvolte, risolta appunto in prima persona da Dino Viola. Forse per riconoscenza a quel blitz del responsabile del settore giovanile niente meno che a casa sua, forse perché tifoso della Roma da sempre, forse perché idolatrato come poche altre tifoserie nel mondo hanno saputo fare con un proprio giocatore, forse perché città belle come Roma non ne esistono molte nel mondo (volete paragonare Manchester e Roma?) Totti è oggi l’ultimo rappresentante di una categoria di calciatori ormai praticamente estinta: la bandiera. Dal suo esordio all’età di 16 anni in seria A con la Roma al suo trentottesimo compleanno Francesco, a parte quella della nazionale, ha indossato una sola maglia, ha festeggiato i suoi tantissimi gol sotto una sola curva, ha cantato sempre un solo inno. Il fatto che abbia vinto un solo scudetto non lo ha mai turbato più di tanto. Indossare la maglietta del “V’ho purgato ancora” dopo un ennesimo derby della capitale vinto, per chi è nato nei pressi di Porta Metronia vale una Champions League. Ovviamente vivremo tutta la vita con un dubbio amletico (forse ancora più esistenziale): non ci fosse stato quel blitz in casa Totti, quella maglietta sarebbe mai stata indossata? E soprattutto: se su sponda laziale, Roma sarebbe sempre stata la sua città ideale?

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