L’ennesima polemica del campionato italiano che vede come protagonista il talento di Bari Vecchia, Cassano e lo sprofondo del Parma

“Al 100% resto a Parma, l’ho promesso a Leonardi. Sto benissimo a Parma, al 99% chiuderò la carriera a Parma, ma l’importante è che ci sia Leonardi e sono strafelice che ci sia Donadoni, che con me ha una pazienza infinita. In un momento di difficoltà come l’anno scorso, qui hanno avuto fiducia in me. Dovrò ripagarli sino alla fine della mia carriera. Ho avuto un’offerta importante, un triennale dagli Emirati Arabi. I soldi non fanno la felicità: per me Parma oggi è il Barcellona”. Era il lontano 24 luglio dell’anno 2014 quando Antonio Cassano, nella prima conferenza stampa post mondiale presentava così la sua nuova stagione con la maglia del Parma.

“Ora sto meglio. Ho deciso di chiudere il rapporto dopo una presa per il culo durata sette mesi. Sono stanco, ho deciso di lasciare tutto. Non ce l’ho con i tifosi di Parma, con i miei compagni e con chi lavora, ma con chi ha fatto un disastro dopo che avevamo costruito un Parma che era un giochino perfetto. Non so cosa farò in futuro, potrei anche smettere”. Queste le dichiarazioni di qualche giorno fa. Sicuramente a luglio, quando giurava amore eterno al Parma, Fantantonio non immaginava di rimanere senza stipendio per sette mesi, non immaginava le traversie societarie del Parma: da Ghirardi la società è passata in mano a una misteriosa quanto fantomatica società russo-cipriota con cambi di presidenti a cavallo delle feste natalizie e tutto quel corollario che oggi difficilmente vedi in altri campionati che non siano il nostro. Ma Cassano non è la prima volta che dice di voler terminare la carriera con una maglia cambiando idea poi nell’arco di poco tempo: Roma, Real Madrid, Sampdoria, Milan, Inter e Parma. Tutti grandi amori traditi e spesso separazioni con porte sbattute, litigi, polemiche e dichiarazioni velenose. Alla fin fine Diego Armando Maradona era più facile da gestire e Ibrahimovic sembra più coerente nelle sue scelte. Antonio Cassano si è sempre nutrito di polemiche (tanto da essere spesso sovrappeso) senza mai lasciare veramente il segno da nessuna parte. Un potenziale fuoriclasse mai sbocciato, pronto in questi giorni a pronunciare le sue ennesime ultime parole famose: a quale squadra giurerà amore eterno per poter ricevere di nuovo lo stipendio?

Una cessione avvolta nel mistero, una “holding fantasma” con azionisti celati da un patto di riservatezza e un presidente in carica per tre mesi. La nuova era del Parma Calcio comincia con pochi dati certi e molti dubbi: a salvare il club ducale dai debiti è una cordata russo-cipriota rappresentata dall’avvocato Fabio Giordano, che ha seguito le trattative di cessione e che per tre mesi sarà il nuovo presidente. Sui veri acquirenti della squadra che fino a ieri era di Tommaso Ghirardi, però, vige il massimo riserbo. Unica certezza è il nome della società, la Dastraso Holding Limited, una holding che lavora nell’estrazione del petrolio, controllata per il 60 per cento da azionisti ciprioti e per il 40 per cento da russi, di cui però in Rete non sembra esserci alcuna traccia.

Anche i suoi azionisti rimangono nell’ombra, nonostante il neo presidente rassicuri sulla loro identità: “Io rimarrò presidente per tre mesi circa, fino a quando non subentreranno i veri proprietari nel ruolo, che hanno tutto l’interesse a farsi conoscere”. A quel punto, Giordano diventerà vice presidente, mentre amministratore delegato sarà fin da subito un senior del suo studio legale. Direttore generale invece rimarrà Pietro Leonardi, che ha battezzato il passaggio di proprietà nella conferenza stampa di venerdì convocata il 16 dicembre, quando al posto di Giordano nel ruolo di presidente del club era stato annunciato Pietro Doca, imprenditore di origine albanese residente a Lodi. Il diretto interessato però, che qualcuno vedeva come rappresentante del petroliere albanese Rezart Taci con cui da tempo Ghirardi aveva aperto una trattativa, aveva smentito la notizia poche ore dopo.

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