Giovanni Trapattoni, l’allenatore italiano più giramondo: le sue dichiarazioni si arricchiranno di nuovi capitoli

Raccogliere cinque frasi per raccontare Giovanni Trapattoni è un’impresa estremamente ardua. Per più motivi: il primo è sicuramente per la gran mole di dichiarazioni che l’allenatore di Cusano Milanino ha rilasciato nella sua lunghissima carriera (che sembra continuare con un’altra bella esperienza, quella in Marocco), e il secondo, decisamente complementare al primo, è che racchiudere in cinque frasi la sua carriera così variegata è praticamente impossibile. Ma vi è un altro elemento ancora, estremamente intrigante in una scelta del genere, quella cioè di scavare un po’ più in profondità in questo immenso repertorio di dichiarazioni di uno dei tecnici più vincenti al mondo, e non fermarsi a quelle frasi per cui è diventato celebre, spesso gaffes o figlie di una proprietà del linguaggio non ancora perfetta, per un giramondo, che si è trovato a fare conferenze in Germania, Austria, Portogallo e Irlanda: vi ricordate Strunz? e vi immaginate ora in Arabo? Il personaggio, così vincente, così ricco di umanità e conoscenze calcistiche, così coraggioso nelle sue scelte, non può certo essere ridimensionato con 5 frasi/gaffe.

Nel selezionare alcune sue importanti battute ci si imbatte nello straordinario mondo vissuto dal Trap, e dal Trap stesso creato  a sua immagine e somiglianza. Innazitutto un’amore smisurato per il calcio, per il campo da gioco, per l’odore della fatica e il sapore della vittoria. Giovanni Trapattoni: Tantissima ironia e autoironia, modestia (virtù rarissima negli allenatori) e profondo rispetto per i calciatori (non semplici attrezzi del “suo” mestiere”) ma uomini nei quali riporre la fiducia per la conquista di grandi obbiettivi. Tanti anni sul campo a giocare ed allenare non potevano non avere come comune denominatore questi aspetti, uniti a quella fame di vittorie e amore per la sfida, che lo hanno portato, dalle coppe Campioni vinte con il Milan con le scarpette chiodate alle tante coppe vinte sulla panchina della Juventus, dal fermare Pelé in azzurro a diventare commissario tecnico della nazionale. Dall’Italia alla Germania, Dall’Irlanda al Marocco, dal Portogallo all’Austria: il suo linguaggio è un vero melting pot, di culture, di tradizini calcistiche e di vittorie.

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