Gianluca Vialli, il capitano e trascinatore di Sampdoria e Juventus raccontato attraverso 5 frasi sulla sua carriera

Gianluca Vialli, dopo avere fatto grande la Sampdoria, portandola, in coppia con il suo inseparabile amico, Roberto Mancini, alla conquista nel 1991 nel suo primo e unico storico scudetto, giunge alla Juve nella stagione 1992/93 e molti pensano sia ormai un giocatore al capolinea. Nel suo ultimo anno in blucerchiato, (anzi nella sua ultima partita), perde la finale di Coppa Campioni in una sfortunatissima serata al Wembley di Londra, contro il Barcellona.

La scelta di venire alla Juventus è proprio quella di poter ottenere quel trofeo sfuggitogli per poco e ben si sposano le sue speranze con quelle della Vecchia Signora, intenzionata a tornare grande, in Italia e in Europa dopo la deludente seconda metà degli anni Ottanta. Non sono splendide le prime due stagioni in bianconero di Gianluca Vialli, tra infortuni e incomprensioni tattiche con Trapattoni. Vince una coppa Uefa nel 1993 ma il leader di quella squadra è Roberto Baggio e il Gianlucaccio (così veniva anche affettuosamente soprannominato a Genova) è un lontano parente di quel leone che ha fatto sognare per anni i tifosi blucerchiati.

L’arrivo di Lippi, nella stagione 94/95 rappresenterà non solo una svolta per la Juventus, ma una altrettanto importante per la carriera (la seconda sarebbe meglio dire) di Vialli. Rigenerato fisicamente, con un nuovo look (capello rasato a zero e basetta aggressiva), Gianluca Vialli ritorna a ruggire sui campi da calcio trascinando la Juventus alla conquista, prima dello scudetto e poi dell’agognata Champions League. Lascia Torino per la volta di Londra, lo vuole il Chelsea e lì, non pago di giocare, farà anche l’allenatore. In queste sue cinque frasi si racchiudono gran parte delle caratteristiche di un giocatore scatenato in campo e di un uomo di straordinaria intelligenza e umorismo al di fuori. Giocatore, allenatore e ora opinionista: se  Gianluca Vialli dice qualcosa, è sicuramente vero.

 

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