Alla vigilia del mondiale brasiliano è doveroso ricordare un tecnico amato e vincente:  Bearzot cinque frasi importanti di uno che parlava poco.

La sua immagine mentre, nel viaggio di ritorno dalla Spagna appena conquistato il mondiale del 1982, gioca, sull’aereo presidenziale, a scopone scientifico con il presidente Sandro Pertini, è forse un’icona degli anni Ottanta. L’Italia dopo il difficilissimo decennio precedente vuole un po’ di rilassatezza, di svago, di gioia. Se, forse ma non ci interessa in questa sede, la seconda metà degli anni Ottanta ne ha avuta un po’ troppa, in quel 1982 il Paese si lascia alle spalle crisi economiche, terrorismo di varia matrice e i soliti problemi quotidiani, grazie all’impresa di Bearzot, il vecio, e dei suoi uomini, che proprio attorno all’allenatore avevano costruito un gruppo estremamente compatto. Eh si perché, come sempre, l’impresa del ct, non solo non era stata prevista, ma anche osteggiata dai giornalisti dell’epoca. Convinti che sarebbe stata una debacle la spedizione azzurra, iniziarono a criticare le scelte di Bearzot prima ancora che la squadra si trovasse a Fiumicino alla volta di Vigo… E dopo le prime tre partite, non entusiasmanti, la loro ferocia aumentava assieme alla consapevolezza di avere ragione. Bearzot e i suoi giocatori si chiusero in un lungo silenzio stampa, solo Zoff, reincarnazione del vecio con qualche anno in meno, neanche troppi, Dino all’epoca aveva già superato i quaranta ed era friulano come lui, incontrava sporadicamente i giornalisti, senza, di fatto, come sua usanza, sbilanciarsi mai in importanti esternazioni. Vuoi per un gioco del destino o perché effettivamente quella chiusura favorì ancora più l’unione del gruppo, la squadra inizia a vincere e Paolo Rossi, la cui convocazione, dopo un anno di assenza dai campi di gioco per lo scandalo scommesse, era l’oggetto principale delle critiche dei giornalisti al tecnico, inizia a sbloccarsi. Il resto è storia, ma storia è anche quel viaggio di ritorno con la Coppa del Mondo in tasca e tanti sorrisi assieme al più amato presidente della Repubblica. Non a caso Bearzot è rimasto il commissario tecnico più amato nella complicata Repubblica del calcio.

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