Cesena-Juventus 1976: la prima e unica volta dei romagnoli

Il fatto è noto. Tre campionati fa, nel corso del testa a testa tra la Juventus di Conte e il Milan di Allegri, a Cesena si verifica un evidente fenomeno di gol fantasma. Nessuno lo segna, nessuno tira in porta, ma a San Siro la notizia della rete che determinerebbe il risultato di 1-1 tra Cesena e Juventus viene data, generando un entusiasmo fuori luogo e un caso di incidente televisivo di Milan Channel che ancora oggi viene ricordato con sfottò tra le curve. Eppure, nel 1976, la Juve perse proprio lo scudetto in Romagna. In quella che è la prima e unica volta che i padroni di casa sono riusciti a fare uno scherzo tremendo alla Vecchia Signora, peraltro amatissima da quelle parti.

La Juve di Carlo Parola si presentò alla Fiorita forte di un vantaggio di 5 punti sul Toro. La sconfitta diede il via alla rimonta granata, che si concretizzò incredibilmente nel giro di tre settimane che coincisero con altrettanti ko dei bianconeri. Il primo fu il sassolino che originò la valanga. Anche perché al termine del primo tempo la situazione è più che tranquilla. Non solo gli ospiti conducono per 0-1. Ma è il modo stesso con il quale è stato confezionato il vantaggio a essere più che rassicurante, con Damiani che avanza indisturbato fino all’ingresso dell’area, per poi liberare il destro vincente.

Nella ripresa succede l’imponderabile. La Juve naufraga sul suo lato destro nel primo quarto d’ora. Rognoni se ne va fino sul fondo e mette al centro in area piccola, dove arriva come un falco Giuliano Bertarelli, puntuale alla deviazione. 1-1 ed il copione si ripete poco dopo. Stavolta è Urban ad andarsene via, vanamente inseguito da Cuccureddu. Ed è ancora il numero 9 del Cesena a vincere un corpo a corpo con Spinosi, che si attarda a protestare per un presunto fallo di mano. 2-1, con Zoff forse un po’ troppo ancorato alla linea di porta (ma era lo stile dell’epoca). La Juve reagisce con rabbia e – forse – certi segnali dicono che nonostante il primato in classifica sia ancora saldo, questa è la domenica davvero decisiva. Perché quando Causio tira a colpo sicuro, praticamente a porta vuota, a impedirgli il gol è un suo compagno di squadra, finito sulla traiettoria: Roberto Bettega.

“La partita ha cambiato faccia in poco tempo e noi non siamo stati più noi. Non siamo più stati la Juventus”: questa l’impietosa analisi di Oscar Damiani, incredulo al pari dei compagni per come la squadra si è smarrita perdendo totalmente la necessaria lucidità. A confermarlo, dicono le cronache dell’epoca, la porta dello spogliatoio. Che riceve a fine gara pugni ben assestati un po’ da tutti, mentre Cuccureddu non va molto per il sottile denunciando apertamente: “Siamo stati delle bestie”.

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