Il cigno di Utrecht, Marco Van Basten, nelle parole di un suo ex compagno di squadra nel Milan: Carlo Ancellotti.

Tanta, tantissima tecnica e poco senso tattico. Questo, dalle parole di Carlo Ancelotti in un’intervista di una decina di anni fa, è il ritratto che viene fuori di Marco Van Basten, il giocatore che assieme al suo connazionale John Cruijff e a Michel Platini ha vinto per tre volte il Pallone d’Oro, secondo solo a Leo Messi che ne ha vinti quattro. Giocatore straordinario sul piano tecnico e fisico, Marco Van Basten ha segnato alcune delle reti più famose e belle della storia del calcio, a cominciare dal famoso gol del 2 a 0 con cui l’Olanda nel 1988 si è aggiudicata la conquista della Coppa Europa.

Un gol che assieme a tante altre perle della storia del calcio, sempre firmate da Van Basten, lo hanno giustamente consacrato come tra i più importanti, forti ed eleganti giocatori di sempre. Eppure, stando alle dichiarazioni di Carlo Ancelotti in questa intervista, Marco non eccelleva per grandi qualità sul piano tattico. Non è questo il motivo della frizione, ammessa che ci sia stata, tra Arrigo Sacchi e Marco, ma l’olandese non rappresenta, in quel Milan stellare, il giocatore di maggior sagacia tattica, il giocatore più diligente in campo, quello insomma su cui l’allenatore punta maggiormente per rendere equilibrata la propria squadra. Nulla di strano se pensiamo a quelle che sono le sue qualità: oltre alla straordinaria tecnica e alla poesia dei suoi piedi, aggiungiamo il senso del gol, la stazza fisica e la freddezza sotto porta. Ma Van Basten come tutti ricordano ha cercato di fare niente meno che l’allenatore: prima della nazionale olandese e poi dell’Ajax. Con risultati non certo soddisfacenti. A sentire quello che di lui disse anni fa uno dei più grandi allenatori del mondo del momento, c’era da aspettarselo.

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