Un breve estratto di un’intervista realizzata nel 2002, lo storico direttore della Gazzetta dello Sport Candido Cannavò ci racconta la sua visione del calcio tedesco

“Il giornalista di lungo corso che dalle colonne della Gazzetta dello Sport, di cui è stato per tanti anni direttore, e dalle più diverse tribune mediatiche, ha raccontato con passione e acutamente divulgato i valori di lealtà e di competizione che hanno reso sempre più popolare il gioco del calcio e lo sport italiano”. Queste furono le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del conferimento del Premio Saint Vincent per il giornalismo a Candido Cannavò. Per 19 anni direttore della Gazzetta dello Sport Cannavò è stato uno dei giornalisti sportivi più importanti in Italia, grazie alla sua straordinaria capacità di raccontare lo sport (il calcio, il ciclismo e l’atletica in particolare) attraverso un giornalismo civile, mai violento e mai di parte. Spesso protagonista di scelte coraggiose e di tante battaglie d’opinione controcorrente, Cannavò è stato famoso anche per il suo forte impegno civile: lasciata la direzione della Gazzetta ha infatti lavorato presso il carcere di San Vittore e scritto libri sulla vita dei disabili e sui preti da marciapiede. Un giornalismo di strada vissuto con grande vocazione e temperamento, e armato da una penna che sapeva raccontare grandi storie di sport come di drammi umani.

In questo estratto di un’intervista rilasciata nel 2002 in occasione dei mondiali di Corea e Giappone, Candido Cannavò racconta la sua visione del calcio tedesco: la sua capacità di partire dagli aspetti più generali e culturali per arrivare a descrivere le caratteristiche del calcio della Germania non solo testimoniano la sua conoscenza a 360° e la sua visione del calcio come un grande fenomeno culturale, ma anche una profonda conoscenza del fattore calcio nelle sue dimensioni più squisitamente tecniche. A risentire la sue parole sul calcio tedesco, non possiamo non pensare all’evoluzione dell’attuale Bayern Monaco, squadra non più solamente granitica e vincente, ma anche produttrice di bel gioco. Di quello spettacolo e quella fantasia che nel calcio sembrava esclusivamente riservato alle culture latine. Probabilmente dodici anni fa nessuno si sarebbe immaginato che un allenatore spagnolo avrebbe potuto allenare una squadra tedesca importando nella patria del calcio fisico e pragmatico quel surplus di fantasia che fa oggi del Bayern la squadra più forte al mondo. Quando ancora non si parlava di tiki taka, Candido Cannavò predisse il tiki taken.

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