1964: il derby di Genova lo vincono i rossoblù grazie a Pacieri

19 gennaio 1964. Il derby di Genova presenta la consueta cornice di folla, tutt’altro che spaventata dal prezzo di 1200 lire per il quale si paga l’ingresso in gradinata. Spettacolo di colori, pubblico caldo, situazione di classifica non particolarmente favorevole per le due squadre, accomunate a quota 6 punti dopo 8 giornate di campionato, laddove l’ultimo posto – occupato dal Messina – dista solo due lunghezze. La particolarità storica di questa edizione della stracittadina ligure è che per la prima volta i rossoblu riescono a vincere in casa del blucerchiati. Un evento che insaporisce ancor di più il successo, anche se per la verità il fattore campo è del tutto ipotetico, è solo una questione di calendario, i favori del tifo sono equamente divisi.

Il Genoa vince 1-0 grazie a un gol di Pacieri al sedicesimo della ripresa. Un episodio nato da una punizione calciata da Pantaleoni, sulla quale il portiere della Sampdoria Battara – una vera e propria colonna del club – tradisce un’incertezza che permette al centravanti del Grifone di avventarsi sul pallone e di metterlo in rete con furbizia. Per il resto, ovvero per mettere in cassaforte il prezioso vantaggio, c’è il numero 1 genoano Mario Da Pozzo, che porta il record d’imbattibilità della sua porta a 739 minuti. Un primato che si arresterà successivamente a quota 791 per colpa del bolognese Helmut Haller, uno dei centrocampisti più forti che in quel decennio possedesse la Germania Ovest. E quanto sia stato importante e significativo l’exploit di Da Pozzo lo dice apertamente il tempo di resistenza del suo record, che resisterà fino al 19873, quando sarà Dino Zoff a spostare il confine a 903 minuti.

Il derby di Genova presenta sulle panchine due mister stranieri: per il Genoa c’è il brasiliano Benjamin Santos, destinato a prematura scomparsa proprio nell’estate del 1964 all’età di 40 anni. Sull’altra sponda c’è l’austriaco Ernst Ocwirk, che nella Sampdoria ha anche militato come giocatore. In quella domenica emerge una differenza di mentalità tra le due squadre: più agonistico il Genoa, capace di trascinare e di farsi spingere a sua volta dal proprio pubblico. Più compassata la Sampdoria, senza però unire ai ritmi più bassi la capacità di mantenere l’ordine. E forse, così raccontano i resoconti dell’epoca, vittima di un desiderio che in un derby non si deve mai mostrare: cercare il pareggio. Un sentimento di paura, probabilmente figlio di alcuni rovesci troppo pesanti da assorbire ricevuti nelle prime giornate, come il 6-1 all’Olimpico con la Roma e il 3-0 incassato con la Fiorentina. Andrà meglio al ritorno, quando si capovolgeranno le parti e in casa del Genoa sarà la Samp a prevalere 0-1. Esattamente com’è successo quest’anno nella sfida d’andata. Se va come nel 1964, stavolta a esultare sarà la Gradinata Nord.

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