Tutti a celebrare la finale del 2002 e il match-winner Ronaldo. Ma Angela Merkel ci direbbe che c’è anche un precedente da ricordare

Com’è noto, Angela Merkel è cresciuta nella Germania Est. Nel 1974, ai tempi del Mondiale organizzato nella parte Ovest del Paese ancora diviso dal muro di Berlino, lei stava studiando fisica all’Università di Lipsia. Quando oggi si parla della nazionale tedesca, si tende a risalire all’epopea della squadra che di Gerd Muller e Franz Beckenbauer, ma proprio in quell’edizione felice conobbero la sconfitta dai cugini orientali. E furono proprio quelli dell’Est, entusiasti per il successo nel derby, ad affrontare subito dopo il Brasile. Al quale fu sufficiente una punizione dello specialista Rivelino per aggiudicarsi l’intera posta nella prima gara della seconda fase, all’epoca imperniata su un altro girone. Un tiro, quello del numero 10, non alla David Luiz, ma a mezza altezza, scoccato dalla lunetta, furbissimo nell’approfittare della presenza di un compagno in barriera che si abbassò opportunamente per far passare il pallone. Ma l’1-0 non bastò per soddisfare l’incontentabile Pelé. O’ Rey, ancora calciatore in attività ma presente in Germania solo nelle vesti di spettatore, vaticinò una profezia che si sarebbe rivelata perfetta: “Questo Brasile è migliorato rispetto alle partite iniziali. La squadra sta trovando l’affiatamento, ma di qui a dire che può conservare il titolo iridato ce ne passa. Ci sono squadre quotatissime, come l’Olanda e la Germania Ovest che sono senz’altro superiori al Brasile”. Il bello è che a fine gara le due squadre accusarono l’avversario: ai verde-oro non piacque l’atteggiamento eccessivamente difensivo dei tedeschi, che contrattaccarono parlando di “melina” ciò che probabilmente oggi definiremmo “possesso palla”.

Altro che Ronaldo e la sua doppietta alla Germania riunificata in finale nel 2002. E’ nel 1974 che c’è la vera storia.

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