Vinsero i sudamericani. Con un’utile lezione per la difesa elvetica.

 

Mentre l’Italia si leccava le ferite per l’umiliante eliminazione da parte della Corea del Nord (guarda un po’ che caso…), Argentina e Svizzera si affrontavano per la terza gara del girone al Mondiale 1966. I rossocrociati, guidati dall’italiano Alfredo Foni, giocavano per onore di firma essendo già stati eliminati da possibilità di qualificazione. Viceversa, gli argentini – che avrebbero poi reso incandescenti i turni a eliminazione diretta con un memorabile scontro con gli ingleso, vogliono vincere e ci riescono.

Le modalità del 2-0 ottenuto possono costituire un’utile lezione per la non attentissima difesa che oggi ha a disposizione Hitzfeld. Perché dopo un primo tempo equilibrato e non particolarmente spettacolare, che induce il pubblico di Sheffield ad accompagnare la recita con sonori fischi, nella ripresa la gara va incontro a una svolta. Merito (o colpa) della difesa svizzera, che tarda alquanto a spazzare l’area, fino a quando il caparbio Artime spezza gli indugi, ruba palla e infila il portiere Eichmann con buona proprietà tecnica. La Svizzera reagisce e l’estremo difensore sudamericano Roma ha il suo bel daffare nel tenere inviolata la porta. A undici minuti dal fischio finale, arriva il punto del raddoppio con una grande azione  di ciò che all’epoca si definiva ancora contropiede. Gonzales vede un corridoio libero e lancia nello spazio Onega, puntuale all’appuntamento in profondità: la splendida rifinitura viene valorizzata da un perfetto pallonetto di stile sudamericano. Tutta roba che Lavezzi, Palacio, Higuain o Messi saprebbe fare senza alcun problema…

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