Predrag Mijatovic, secondo al Pallone d’Oro nel 1997

Alle spalle di Ronaldo il Fenomeno, esploso definitivamente nel 1997 con il Barcellona e ancor più mediatizzato per l’acquisizione dell’Inter, vi è Predrag Mijatovic, bomber del Real Madrid. Precede il francese juventino Zinedine Zidane, che ritroverà nella finale di Champions League della stagione successiva, quando proprio un suo gol deciderà la sfida a favore dei blancos.

Nato a Podgorica, il ventottenne viene nominato sportivo dell’anno dell’allora Jugoslavia e vive un 1997 di grande livello. Con il Real di Fabio Capello vince il titolo e conferma il valore certificato nelle precedenti esperienze in Liga con il Valencia, pur avendo compagni che vanno in rete più di lui, rispondenti al nome di Suker e Raul. Non mancano polemiche a scena aperta con il tecnico italiano, poco amato dal pubblico del Bernabeu, esplose con un certo clamore a fine torneo quando Predrag Mijatovic si ribella apertamente a una sostituzione, proclamando solennemente: “Non è possibile, è un’ingiustizia”.

Firma una rete importante nella finale di ritorno della Supercoppa di Spagna, quando le merengues ribaltano con un secco 4-1 lo svantaggio di una rete rimediato in casa del Barcellona. E quanto sia importante il suo contributo è del tutto evidente dalla clausola rescissoria che il Real Madrid pone sul suo nuovo contratto: 150 milioni di dollari, l’equivalente di 253 miliardi di lire, una cifra che genera qualche brivido anche nell’odierna traduzione in euro.

Poiché le classifiche che compongono l’assegnazione del Pallone d’Oro sono sempre oggetto di critiche per i giocatori che vengono esclusi, vale molto l’attestato di stima dell’allora Commissario Tecnico dell’Italia, Cesare Maldini, che pure qualche ragione per spingere il figlio Paolo l’ha sempre avuta: “Non ho da dire niente sul secondo posto di Mijatovic, già nel Valencia era un’iradiddio”. Lo sanno bene in Ungheria: nel 1997, in due gare valevoli per le qualificazioni Mondiali, mise a segno 7 gol.

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