Paulo Futre, secondo al Pallone d’Oro nel 1987

Nel 1987 ha 21 anni. E pronosticargli un futuro da campione è il minimo, per quello che sta mostrando nel Porto. Basta e avanza per conquistare il secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle di un Ruud Gullit che in quella stagione forse avrebbe meritato un po’ di meno. Paulo Futre è un protagonista della clamorosa finale di Coppa dei Campioni, quando con il Porto ribalta lo svantaggio con il Bayern e conquista un meritato quanto inaspettato successo. Lui non segna, ma l’esibizione di talento che mette in scena è purissima. Tanto è vero che i difensori tedeschi gli dedicano un’attenzione particolare, del tutto vana per questo folletto sgusciante e imprendibile. Peccato solo per un’azione strepitosa, con tre dribbling che lo portano al tiro senza però centrare il bersaglio grosso: sarebbe stato un gol capolavoro.

Paulo Futre viene accostato nientemeno che a Maradona. Di Diego, secondo Gianni Mura, ha le movenze, “con più scatto da fermo e meno genio”. “So quanto valgo, non sono certo un nuovo Maradona”, è invece l’opinione del diretto interessato. Che vorrebbe in quell’estate trasferirsi in Italia, definita come “sogno”, con club preferiti la Juventus, la Roma e il Napoli. A lui s’interessa concretamente il Verona; se ne innamora il Barcellona, che vede nel portoghese un giocatore ideale per rafforzare l’ideale del calcio spettacolo propagandato dal club catalano. Invece, finisce per comprarlo l’Atletico Madrid. La serie A lo vedrà all’opera qualche anno dopo, ma tanto la Reggiana che il Milan non potranno godere della sua classe per i gravi infortuni che ne contraddistinguono quella fase di carriera.

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