Preben Larsen, secondo al Pallone d’Oro nel 1985

“Il Verona dello scudetto? Il segreto era l’amicizia con i calciatori e con i tifosi”. A parlare così è Preben Larsen Elkjaer. C’è stato un momento a metà degli anni ’80 che la rivoluzione in senso calcistico aveva un suono danese. E chissà quanto sarebbe stata addirittura epocale se il miracolo avvenuto nella serie A con il successo del Verona del bomber avesse avuto un prolungamento con il sogno della Danimarca ai Mondiali del 1986, troppo effervescente per durare fino in fondo. Terzo nel 1984 con 48 voti, secondo nel 1985 con 71: questo è il podio di Cavallo Pazzo, attaccante generoso e potente, vera e propria onda d’urto sulle difese avversarie, uno di quei giocatori in grado di suscitare entusiasmo per il coraggio delle sue giocate.

Con 8 gol, Preben Larsen contribuisce allo storico scudetto del campionato 1984-85, un evento mai immaginato né prima né dopo quel fantastico anno. La rete più famosa è quella che lo accomuna a Cenerentola, tira in porta, fa gol senza scarpa sconfiggendo la Juventus, ma è datata 14 ottobre 1984. Altrettanto memorabile, forse ancor di più, è quella che certifica la conquista matematica del tricolore a Bergamo, contro l’Atalanta.

Il Verona per averlo versò nelle casse del club belga del Lokeren 2 miliardi e mezzo di lire e mai somma fu meglio spesa. Nell’estate dello scudetto, al contrario di alcuni suoi compagni attratti dalle sirene di club metropolitani, restò in gialloblu, nonostante un lungo corteggiamento da parte della Roma, che sembrava molto vicina all’acquisto e che ne aveva apprezzato il valore nello scontro diretto al Bentegodi, deciso proprio da un suo exploit. Ed anche per questa fedeltà, il “Sindaco” – come ribattezzato dai tifosi – non ha mai smesso di avere un rapporto profondo con la città, testimoniato ancora oggi da affermazioni di grande affetto: “Ogni volta che vengo a Verona tutta la gente è troppo gentile con me. Ho un rapporto con questi tifosi che non è cambiato da quando ho giocato in questa piazza.

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