Kenny Dalglish, secondo al Pallone d’Oro nel 1983

Kenny Dalglish è il Liverpool. L’equazione è possibile intanto per i 172 gol dal 1977 al 1990, che gli valgono la meritata fama europea e che in fondo si pongono a garanzia tecnica di una storia che ha avuto momenti straordinari all’inizio con le vittorie di 3 Coppe dei Campioni da parte dei Reds e pagine tragiche dopo l’atroce sera dell’Heysel e la conseguente esclusione dei club inglesi dalle coppe. E poi anche perché all’Anfield Road lo si è visto in panchina nei tempi recenti, sebbene non sia riuscito da allenatore a riportare l’amato club ai fasti del passato.

Eppure, nel caso del Pallone d’Oro, il suo secondo posto sa di risarcimento verso mancanze del passato. Perché è vero che nel 1983 il Liverpool si aggiudica campionato e Coppa di Lega, ma Kenny Dalglish lo scozzese non è neanche nel podio dei goleador, sebbene 18 reti non siano un bottino da buttare via. Anzi, il paradosso è che lo precedano come capocannoniere e vice due futuri “italiani”, diventati in serie A sinonimi di “bidoni”: l’ineffabile Luther Blissett con il Milan e lo spento Ian Rush con la Juventus. Chissà cosa avrebbe combinato da noi Kenny Dalglish, che in quanto a personalità era senza ombra di dubbio decisamente superiore.

Peraltro, non di sole reti si vive per affermare il proprio valore. La generosità, la potenza, finanche l’altruismo sono il patrimonio genetico di Kenny Dalglish, tanto che proprio nel 1983 Peter White, attaccante dell’Aston Villa e nato nella città dei Beatles, lo considera nientemeno che “il giocatore più forte del mondo”. E lo stesso Michel Platini, al momento della consegna del Pallone d’Oro al termine di una stagione che lo ha visto eccellere solo in Coppa Italia, non può fare a meno di ricordare chi ha preceduto nella classifica di France Football: “Non è stato il mio anno migliore, comunque senza la squadra non avrei surclassato tanto nettamente gente come Kenny Dalglish e Simonsen”.

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